Il panegirico di san Francesco era stato tenuto nientemeno che da un domenicano della statura di Tommaso d’Aquino, il più celebre dei domenicani. Il quale, tuttavia, ha avuto l’umiltà di riconoscere la decadenza, almeno in alcuni frati, del suo Ordine. Ciò era stato narrato nel canto XI del Paradiso. Ora, nel canto XII, le parti si invertono. Un francescano della statura di san Bonaventura è incaricato di tessere l’elogio di san Domenico, mentre è costretto a riconoscere pure tra i francescani un certo decadimento. Un fatto, questo, che ci svela uno dei segreti dell’essere paradiso: parlare bene degli altri e fare il mea culpa! Ecco il profilo di san Domenico tracciato da san Bonaventura: “Domenico” fu chiamato nel Battesimo, proprio per segnalare la sua missione, interamente dedita al Signore, al Dominus: “Domenico fu detto; e io ne parlo / sì come dell’agricola che Cristo / elesse all’orto suo per aiutarlo”. Fin da giovanissimo si dedicò allo studio della Sapienza. E al Papa regnante, Onorio III, non domandò benefici, ma solo il consenso di difendere la fede, testimoniata dai Beati delle due ghirlande che danzavano attorno a Dante e a Beatrice, minacciata dai Catari albigesi: “E alla Sedia che fu già benigna… / addimandò contro al mondo errante / licenza di combatter per lo seme / del qual ti fascian ventiquattro piante”.
Dunque, Domenico può essere considerato come un agricoltore che ha messo a disposizione della vigna del Signore tutte le sue risorse intellettuali, spirituali e fisiche. È vissuto interamente a servizio della Chiesa di Cristo. San Francesco e san Domenico! Uno specchio uno dell’altro sul piano della fedeltà a Dio e del servizio alla Chiesa. Due campioni prescelti da Dio per ridare vita alla sua Chiesa in un’epoca di grave crisi. Ma come i domenicani in gran parte non seguono l’esempio di san Domenico, nemmeno i francescani seguono l’esempio di san Francesco, per cui molti, un po’ alla volta, hanno preso la muffa dello spirito mondano.
Raccogliamo due riflessioni per l’oggi. La prima: quanto fa parte della cultura parlare bene o male, fino alla calunnia, degli altri? E quanto si è disposti a riconoscere le proprie colpe, senza scaricare le responsabilità sempre sugli altri? La seconda: san Francesco e san Domenico hanno personalità molto diverse, tuttavia non contrastanti, ma complementari. Vale la pena di schierarsi o da una parte o dall’altra, o non è più giusto tenerli tra loro uniti, anche nei loro seguaci, loro figli spirituali?
+ Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona