Nel canto precedente (XII del Paradiso, ndr) Dante aveva presentato nel cielo del Sole, in cui erano stati esaltati san Francesco e san Domenico, due ghirlande di beati a forma di corone. Cantavano. Non però inni a Bacco o ad Apollo (il peana). Cantavano il mistero della Trinità e il mistero dell’Incarnazione: “Lì si cantò non Bacco, non Peana, / ma tre persone in divina natura, / ed in una persona essa e l’umana”. Dante si mostra sempre incuriosito. San Tommaso, infatti, gli aveva segnalato vicino a sé Salomone, definendolo il più sapiente di tutti. Non era Adamo e, soprattutto, Gesù Cristo, si domanda Dante, l’uomo più sapiente? Risposta, davvero salomonica, di san Tommaso: Adamo, prima del peccato, e Gesù Cristo sono fuori della natura umana soggetta al peccato. In particolare Gesù Cristo, in quanto Verbo di Dio. Concretamente, Dio ha creato Adamo, e Gesù Cristo nel grembo della Vergine, direttamente, cioè per un atto diretto di Dio; di conseguenza, Adamo e Gesù Cristo hanno ottenuto di ricevere tutta la perfezione possibile. Salomone invece è il primo in sapienza rispetto a tutte le altre creature che hanno origine da cause seconde. Esempio per tutti i re in ambito della prudenza. A san Tommaso non restava che lanciare un monito a tutti a non pretendere di avere sempre a portata di mano risposte immediate ad ogni interrogativo. Occorre andare con i piedi di piombo: “E questo ti sia / sempre piombo a’ piedi, / per farli mover lento com’uomo lasso / e al sì e al no che tu non vedi”. Insomma, sulle questioni complesse non bisogna affrettare interpretazioni affrettate, che solitamente risultano sfocate e devianti, come chi valuta il raccolto prima di averlo in mano o un risultato prima che sia portato a compimento, come una nave ancora in alto mare: “Non sien le genti, ancor, troppo sicure / a giudicar, sì come quei che stima / le biade in campo pria che sien mature: / ch’io ho veduto tutto il verno prima / lo prun mostrarsi rigido e feroce, / poscia portar la rosa in su la cima; / e legno vidi già dritto e veloce / correr lo mar per tutto suo cammino, / perire al fine all’entrar de la foce”.
Almeno un messaggio di saggezza ci è lecito raccogliere dal canto XIII del Paradiso: le questioni complesse, di natura filosofica e teologica, non vanno risolte con un algoritmo. Esse richiedono ponderatezza nella valutazione, pensata e ripensata, mai affrettata e precipitata, come una qualsiasi opinione.

Tutti i diritti riservati

!w-[42px] !h-[42px]
Sei un abbonato a Verona fedele e desideri consultare il giornale anche via web, sul tuo computer, su tablet o smartphone?
Lo puoi fare in modo rapido e gratuito. Ecco alcuni semplici passaggi per accedere alla tua edizione online e per installare l'App:

w-fullw-full