Dopo aver lasciato il cielo della Luna, dove aveva incontrato Piccarda Donati, Dante con Beatrice viene innalzato al cielo di Venere. Ho precisato “innalzato”. A differenza, infatti, del suo viaggio all’Inferno e in Purgatorio, Dante non compie nessuno sforzo umano di camminare, ma viene portato sempre in alto dalla grazia di Dio, in quanto in Paradiso tutto è grazia. Nel cielo di Venere Dante incontra Carlo Martello il giovane. Il loro discorso risente della cultura dell’epoca, benché nemmeno oggi sia del tutto estinta. Carlo Martello spiega l’influsso che i corpi celesti hanno sull’indole degli uomini. Oggi parleremmo più di natura, ricevuta per nascita, con l’insieme delle sue doti e risorse. Carlo Martello, invece, e con lui Dante stesso, insiste sull’influsso delle stelle sull’indole delle persone. Ed esemplifica il fatto su suo fratello Roberto, di indole avara, pur figlio di un padre liberale. E così accade anche per la predisposizione al vivere sociale. Sicché, precisa, uno nasce per essere legislatore, guerriero, sacerdote: “Dunque esser diverse / convien di vostri effetti le radici: / per ch’un nasce Solone ed altro Serse, / altro Melchisedech e altro quello / che, volando per l’aere, il figlio perse”. E non è detto che le medesime prerogative siano appannaggio di un’intera famiglia, per esempio regale. In altre parole, non è detto che un figlio sia il clone dei genitori. Ognuno deve seguire la forma in lui impressa dalle sfere celesti, cioè dalla sua natura. Solo a questa condizione, ognuno potrà essere felice: “Se ’l mondo la giù ponesse mente / al fondamento che natura pone, / seguendo lui, avria buona la gente”. Carlo Martello, cioè Dante, ammonisce a non costringere nessuno a seguire una vocazione che non fa per lui, costringendo alla vita religiosa chi è fatto per la spada e facendo di uno un re mentre ha la vocazione da consacrato: “Ma voi torcete alla religione / tal che fia nato a cingersi di spada, / e fate re di tal ch’è da sermone, / onde la traccia vostra è fuor di strada”.
Ne raccogliamo due possibili messaggi. Il primo: ogni persona è chiamata a scoprire il patrimonio di doti e talenti che la connotano, riconoscendone in Dio la fonte, al fine di realizzarsi al meglio di sé, per essere davvero felice. Il secondo: tutti – genitori, educatori e l’intera società – devono contribuire alla realizzazione della vocazione specifica di ognuno, senza alterarla per scopi mondani.