Dante dedica quasi due canti, il XXI e il XXII, del Paradiso agli spiriti contemplativi che si presentano a lui nel cielo di Saturno. Il poeta avverte di essere asceso sul cielo superiore vedendo intensificarsi la bellezza di Beatrice. Tra gli spiriti sfavillanti, tutti desiderosi di rispondere alle segrete domande di Dante, che si fermano vicino al poeta e a Beatrice, vi è san Pier Damiani, monaco e poi fatto vescovo cardinale di Ostia da papa Gregorio VII. Dante gli chiede come mai lui solo è stato prescelto da Dio a compiere l’atto di carità verso di lui, rispondendo cioè alla sua richiesta di spiegazione. Di fatto, i perché di Dio sono imperscrutabili. E nessuna mente creata è in grado di comprenderli. La stessa mente umana è come un lucignolo fumoso rispetto al sole. Ritornato in terra, Dante dovrà riferire queste cose: “sì s’inoltra nello abisso / dell’eterno statuto quel che chiedi, / che da ogni creata vista è scisso. / E al mondo mortal, quando tu riedi, / questo rapporta, sì che non presumma / a tanto segno più mover piedi. / La mente, che qui luce, in terra fumma”. San Pier Damiani, ma lo fa a nome di Dante, accusa i prelati del tempo di vita mondana. Si fa avanti poi una seconda gemma, la più grande di tutte: san Benedetto, il quale segnala accanto a sé i suoi frati che mantennero piedi e cuore nel chiostro: “Qui son li frati miei che dentro ai chiostri / fermar li piedi e tennero il cor saldo”. Purtroppo nei monasteri è subentrata una certa rilassatezza. In molti monasteri non si osserva la clausura; troppi monaci poi non vivono il carisma, ma l’hanno alterato, trasformando la farina buona in farina inutilizzabile, vivendo cioè in modo mondano: “Le mura che solieno esser badia / fatte son spelonche e le cocolle / sacca son piene di farina ria”.
Raccogliamo due messaggi. Il primo: l’uomo di fede capisce che Dio è insindacabile nel suo agire, che, comunque, è sempre retto e finalizzato al bene dell’uomo. Di conseguenza, anche quando non lo capisce con la sua ragione, lo accoglie serenamente con la sua fede. Il secondo: benché i monasteri siano oggi molto diminuiti di numero rispetto ai tempi passati, comunque ne esistono ancora. E, a quanto ci è dato di conoscere, di qualità superiore, almeno per il fatto di non essere più un fenomeno di massa. Conforta, pertanto, il fatto che, generalmente parlando, ci è dato di constatare che “dentro ai chiostri / fermar li piedi e tennero il cor saldo”. Come a dire che, per la stragrande maggioranza, hanno piedi, mente e cuore nel loro monastero e vivono il loro carisma con santità di vita cenobitica.

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