Dal cielo di Venere, Dante con Beatrice viene fatto salire nel cielo del Sole, dove incontra le anime dei sapienti. Fin dal suo ingresso in quel cielo, sente il bisogno di elevare un inno di lode alla Trinità, nella quale tutto è ordine: il Padre genera il Figlio e lo Spirito li tiene uniti in comunione di amore: “Guardando nel suo Figlio con l’Amore / che l’uno e l’altro eternalmente spira, / lo primo ed ineffabile Valore, / quanto per mente e per loco si gira / con tant’ordine fè, ch’esser non puote / sanza gustar di lui chi ciò rimira”. Ovviamente, non c’è chi non scorga in questi versi l’ispirazione di Dante a sant’Agostino, soprattutto nel suo trattato De Trinitate. Il poeta si appella quindi al suo lettore, quello di tutti i tempi, per esortarlo a cibarsi solo di quanto gli ha già offerto e di quanto gli donerà nel prosieguo. Proprio i Beati che Dante incontra nel cielo del Sole si cibano e si saziano nel pensiero della Trinità, dove il Padre genera il Figlio e lo Spirito Santo spira dal Padre e dal Figlio. Gli spiriti beati appaiono in forma di ghirlanda, costituita da stelle rotanti attorno a Dante e a Beatrice, cantando e danzando. Luce, canto e danza sono prerogative del Paradiso. Si presenta san Tommaso d’Aquino. Si palesa come membro del gregge di san Domenico, dove è possibile farsi santi, se non ci si lascia sviare dal suo stile di vita evangelica, per inseguire la via della mondanità: “Io fui delli agni della santa greggia / che Domenico mena per cammino / u’ ben s’impingua se non si vaneggia”. Dopo essersi presentato come un domenicano della prima ora, san Tommaso segnala accanto a sé, come parte della sua ghirlanda, Salomone, che definisce come l’uomo più sapiente al mondo, secondo a nessuno: “A veder tanto non surse il secondo”.
Almeno due sono i messaggi che Dante affida al nostro tempo. Il primo: rifacendosi alla teologia di sant’Agostino e dello stesso san Tommaso, presenta il Mistero della Santissima Trinità. E nella cantica del Paradiso lo farà parecchie volte, essendo tale Mistero l’essenza stessa del Paradiso. Del resto, la fede cristiana ce lo segnala come l’essenza del cristianesimo, benché pochi, tra gli stessi cristiani, lo conoscano adeguatamente. Viene da chiedersene la ragione, dal momento che più se ne conosce la realtà più si squarcia alla mente ogni altro mistero. Il secondo: chi decide di far parte di una famiglia religiosa si impegna a viverne il carisma senza compromessi, senza cioè lasciarsi corrompere dalla mondanità.

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