Il canto XXIII del Paradiso ci fa rimanere nell’ottavo cielo. Beatrice è in attesa di grandi eventi, come l’uccello che previene sulla frasca la luce con cui vedere i suoi piccoli nel nido. Beatrice annuncia a Dante: “Ecco le schiere del trionfo di Cristo!”. Si trattava dell’Ascensione al cielo di Cristo, definito, sulla scorta di san Paolo, Sapienza e Potenza di Dio. Cristo ha aperto la strada tra cielo e terra, da secoli desiderato e annunciato dai profeti: “Quivi è la Sapienza e la Potenza / ch’aprì le strade fra ’l cielo e la terra, / onde fu già sì lunga disianza”. Dante vede Cristo glorioso come un Sole che accendeva di luce tutti i beati. Ma ne rimane abbagliato. Riesce, invece, a sostenere lo sguardo su Beatrice divenuta ancor più luminosa e sorridente, benché nel “sacrato poema” non ci sia spazio sufficiente a descrivere tale meraviglia. Di fatto, Dante avanza sempre più nella capacità di vedere l’invisibile, acutizzando la sua vista. Dante vede schiere infinite di beati che accompagnano Cristo nel suo trionfo verso l’Empireo. Fra tutte quelle luci, una le sovrastava, quella di Maria. Dante ne dà due tra le più belle immagini: Maria come grembo in cui il Verbo di Dio si è fatto carne; Maria come il fiore eletto di Dio cui Dante rivolge la sua preghiera mattina e sera: “Quivi è la rosa in che il Verbo di Dio / carne si fece […]. / Il nome del bel fior che sempre invoco / e mane e sera”. Vedremo in seguito altre immagini straordinariamente efficaci e splendide con le quali Dante esprime la sua devozione a Maria. Attorno a lei danza l’arcangelo Gabriele e canta divinamente. Accompagnata da una splendente corona angelica, anche Maria, al seguito di Cristo, viene assunta all’Empireo. I beati erano protesi verso di lei come il bambino che, dopo aver succhiato il latte materno, tende le braccia alla madre in segno di delicatissimo affetto, cantando “Regina coeli”. Lassù, sotto Cristo, Figlio di Dio e della Vergine, trionfa Pietro, il quale, nel cielo ottavo, esaminerà Dante sulla virtù della fede, per consentirgli poi di entrare nell’Empireo.
Da questo canto possiamo raccogliere due messaggi. Il primo: Beatrice è in attesa dei grandi eventi: l’Ascensione di Cristo al cielo e l’Assunzione di Maria. Oggi il senso dell’attesa pare alquanto stemperato, a causa della cultura del tutto e subito. Il secondo: la devozione a Maria da parte di Dante ci dà il “la” per una autentica devozione, quale sarà prospettata nei canti successivi del Paradiso. Dante rivolgeva la sua preghiera a Maria mattina e sera. È così anche per le nostre famiglie?