Ricorrono quest’anno gli ottocento anni dalla morte di san Francesco, probabilmente il Santo più conosciuto al mondo. Pur a distanza di appena un secolo dalla sua morte, Dante stesso non poteva non farcelo rivivere nella sua cantica del Paradiso. Ne traccia un profilo del tutto singolare. È il san Francesco di Dante. Che cosa di san Francesco affascina Dante? Oggi si guarda a san Francesco prevalentemente sotto il profilo della pace e dell’ecologia. Dante lo ammira sotto un altro aspetto. E lo fa dire non da un francescano, bensì da un domenicano. Nientemeno che da quel san Tommaso d’Aquino che ci ha introdotti nel cielo del Sole! Parte da questo concetto: la Provvidenza ha disposto per l’umanità in travaglio “due principi… / L’un fu tutto serafico in ardore (san Francesco); / l’altro per sapienza in terra fue / di cherubica luce uno splendore (san Domenico)”. Dunque, i due Santi sono abbinati. Ma spetta a lui, san Tommaso domenicano, tracciare il profilo di san Francesco. Che cosa ammira in lui? La povertà radicale, scelta liberamente, ad imitazione di Gesù Cristo, spogliandosi davanti al padre dei suoi stessi vestiti, riconoscendo solo in Dio il proprio Padre e ritenendo sua sposa (sua donna, cioè signora) la povertà, da tutti rifiutata come la morte. Con scandalo di tutti i benpensanti: “per tal donna, giovinetto, in guerra / del padre corse, a cui, come alla morte, / la porta del piacer nessun disserra; / e dinanzi alla sua spirital corte / et coram patre le si fece unito; / poscia di dì in dì l’amò più forte”. Francesco, annota san Tommaso, ha sposato la povertà con un amore travolgente, trascinando dietro a sé una schiera di giovani: “Oh ignota ricchezza! Oh ben ferace! / Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro / dietro allo sposo, sì la sposa piace … / a’ frati suoi, sì com’a giuste rede, / raccomandò la donna sua più cara, / e comandò che l’amassero a fede”. Papa Innocenzo III ne approvò la regola, confermata in via definitiva da papa Onorio III. Dopo il fallito tentativo di convertire i musulmani, alla Verna ricevette le stimmate. Volle morire sulla terra nuda.
Almeno una riflessione è quanto mai opportuna: perché oggi san Francesco è assunto come emblema della pace e dell’ecologia, mentre si tace la virtù a lui più cara qual è la povertà, intesa come fiducia assoluta nella Provvidenza del Padre?
+ Giuseppe Zenti
Vescovo emerito di Verona 

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