Il diciassettesimo del Paradiso è davvero un grande canto. Ne coglieremo solo qualche frammento. Sul cielo di Marte, con la velocità di una stella cadente si precipita su Dante il suo trisavolo Cacciaguida che riconosce in Dante il suo sangue. E poiché Cacciaguida ha ricordato a Dante che in Dio i Beati conoscono tutto, anche il futuro, il Poeta si affretta a chiedergli il suo destino, dato che lungo il percorso nell’Inferno e nel Purgatorio aveva sentito preannunci forieri di sventura. Ad un Dante che si sente “tetragono ai colpi di ventura”, cioè forte contro ogni travaglio della vita, Cacciaguida gli svela il prossimo futuro: non potrà più rientrare in Firenze; dovrà abbandonare famiglia e beni; sarà costretto a condividere l’esistenza con una compagnia malvagia; sarà esule, mendicando il pane di corte in corte: “Tu lascerai ogni cosa diletta / più caramente… / Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e ’l salir per l’altrui scale. / E quel che più ti graverà le spalle, / sarà la compagnia malvagia e scempia / con la quale tu cadrai in questa valle”. Dante preferì allontanarsi da quella compagnia e vivere da solo: “Tutta ingrata, tutta matta ed empia / si farà contra te; ma poco appresso, / ella, non tu, n’avrà rossa la tempia. / Di sua bestialità il suo processo / farà la prova; sì ch’a te fia bello / averti fatta parte per te stesso”. Ma poi, ecco aprirsi un varco di speranza: l’accoglienza cortese di Cangrande della Scala, vicario imperiale dell’imperatore Arrigo VII: “Lo primo tuo rifugio, il primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo / che ’n su la scala porta il santo uccello”. Ultima richiesta di Dante all’antenato: ciò che nel mio viaggio nell’oltretomba ho visto lo devo tenere solo per me o posso manifestarlo, con il pericolo di essere ulteriormente bandito dovunque? Cacciaguida lo esorta a parlare, prevedendone i benefici in seguito: “Ma nondimen, rimossa ogne menzogna, / tutta tua vision fa manifesta; / e lascia pur grattar dov’è la rogna”.
Tra i numerosi messaggi contenuti ne evidenziamo due. Il primo: Dante risale fino alla radice della sua vita personale, evocando Cacciaguida. In effetti, un oggi senza un ieri rimane senza radici. Ed è uno dei rischi più gravi per la cultura del nostro tempo, quello di appiattirsi sul presente, senza far memoria del proprio passato, cioè delle proprie radici non solo genetiche, ma anche culturali. Il secondo: quanto l’accoglienza benevola dei diseredati segnala un animo davvero umano!

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