Sembra passato un secolo, ma era solo l’altro ieri, esattamente il 22 e 23 marzo scorso, quando gli italiani furono chiamati a votare il referendum per la riforma della giustizia, che il Parlamento aveva approvato precedentemente, con i voti del Centrodestra. Vinsero i No col 53%, contro il 47% dei Sì. Fu chiaro da subito che si trattava di un referendum politico, per misurare la forza del governo e aprire la campagna elettorale per le politiche del 2027.
Su quello che proponeva la riforma, caldeggiata anche da molti magistrati di Sinistra, calò da subito un silenzio rumoroso e irresponsabile. L’importante era godersi la vittoria o leccarsi le ferite, alla faccia dei cittadini e di quanto succede dentro i tribunali. I punti della riforma erano peraltro chiari: separazione delle carriere, facendo distinzione tra i giudici delle indagini e quelli giudicanti nel processo, istituzione di due Consigli Superiori distinti, introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti il Consiglio Superiore della Magistratura e creazione di una nuova Alta Corte disciplinare.
In particolare, la composizione del Csm per sorteggio cercava di mettere fine alla vergognosa politicizzazione dei magistrati. Ricordo le parole accorate di Andrea Mirenda, uomo di Sinistra e membro del Csm, quando evocava le lotte che si aprivano davanti a una nuova nomina. Una sorta di corsa al potere, da parte delle varie correnti, per garantirsi l’indottrinamento dei nuovi arrivati.
Di quanto sarebbe stata preziosa quella scelta ne abbiamo avuto conferma nei giorni scorsi quando un gruppo di “toghe rosse” ha deciso di fare guerra alla nuova presidenza della Scuola superiore della magistratura, la scuola dove si preparano i nuovi magistrati, facendo ricorso al Tar e denunciando la Scuola di “mancanza di trasparenza”.
Ma andiamo per ordine. Fino allo scorso mese di marzo, a dirigere la Scuola era Silvana Sciarra, in quota Pd, la quale, non essendo stata riconfermata, dà le dimissioni. Al suo posto viene eletto Mauro Paladini, docente di Diritto privato alla Bicocca di Milano e considerato un conservatore vicino alla Destra. Uno smacco che le correnti di Sinistra non sono disposte ad accettare. In particolare le due correnti di Area e Magistratura democratica aprono una raccolta di firme per avere accesso ai verbali riguardanti la procedura di nomina del nuovo presidente. La Scuola pubblica i verbali per dire che tutto è in regola. Omette soltanto i nomi dei singoli magistrati votanti, per ragioni di privacy. Apriti cielo! La storia va portata in Tribunale, decide il gruppo di “toghe rosse”. Vogliamo vederli in faccia i traditori, nome e cognome. Parte così l’esposto, con la Magistratura che fa guerra a se stessa. Nessuno ne parla, in tv o sui giornali, ma questo la dice lunga sull’informazione che deve passare tra i cittadini. Soprattutto non si dice che la stessa Associazione nazionale magistrati, con una scelta inquietante, ha deciso di coprire una parte delle spesse giudiziarie.
Non so quale sia la forza di queste nostre righe. A noi, piccole realtà della grande rete mediatica, come dei piccoli David davanti ai giganti della comunicazione, rimane l’orgoglio del coraggio e l’audacia di non aver paura. I fatti parlano da soli, senza che qualcuno li tiri per la giacca. Basta solo raccontarli.