Mi fanno paura quei cattolici che mi chiamano per dirmi che alle prossime elezioni pensano di votare Vannacci. Non mi fanno paura quelli che mi mandano a dire che i preti non devono interessarsi di politica, ma delle anime. Argomento usato e abusato per cercare di chiudere la bocca ogni volta che si dicono cose non funzionali alle loro convinzioni. Lo fanno anche col Papa. Bisognerà cominciare a spiegare alla gente cosa si intende per anima. Sull’argomento, vado in prestito delle parole del cardinale Gianfranco Ravasi: “Secondo il pensiero biblico, l’anima non è altro che la persona umana in quanto vivente nella sua carne. L’uomo è l’essere vivente nella sua totalità e non l’anima separata e distinta dal corpo”. Nella Bibbia scopriamo che egli è un essere unitario e vitale nel quale non si può separare spirito e carne, come farà la cultura greca, convinta che il corpo sia la tomba dell’anima. Motivo sufficiente per chiedere scusa per tutte le volte che, in passato, a motivo di salvare l’anima si sono insultati i corpi.
Ciò precisato, vi dico che Vannacci mi fa paura. C’è una domanda che vorrei fargli e che non ho mai sentito qualcuno che gliel’abbia posta: a cosa si ispira la sua morale, ammesso che abbia una morale cui ispirarsi? Come ha già precisato lui stesso, non è certo quella evangelica e tanto meno della Chiesa. Del resto basta ascoltarlo per rendersene conto. Magari ci dirà che lui si ispira alla natura. Ma allora come la mettiamo con i gay? Perché anche loro appartengono alla natura, come i diamanti, come le albicocche, come i fiori e come gli etero… Lui mi dirà che bisogna guardare alla normalità che, statisticamente parlando, corrisponde al principio di maggioranza, ossia che a dettare legge, sono quelli che, contandosi, si ritrovano ad essere in numero maggiore degli altri. E, se incalzandolo, gli chiedessimo chi ha deciso questa logica, non resterebbe che una risposta: cosa è normale lo decide chi ha il potere. Non è difficile vedere dietro questa logica la filosofia di un certo Nietzsche, il quale invitava ad ascoltare il rumore piacevole dei becchini che stavano seppellendo Dio. Unica condizione, a suo dire, perché potesse emergere l’uomo forte capace di guidare e raddrizzare il mondo. Come sia andata a finire lo abbiamo visto, tra Germania, Italia e dittature varie, qualche anno dopo.
Vannacci, nel giorno di presentazione del suo partito, sabato scorso, ha detto di sentirsi orgoglioso d’essere “feccia”, insieme con i suoi seguaci. Prendo atto della sua orgogliosa provocazione, sebbene personalmente non mi sarei mai sentito autorizzato a pensarlo. Primo perché mi hanno inculcato da piccolo che Gesù ci insegna a vedere gli altri come fratelli, anche se qualcuno sbaglia, se viene da lontano e parla un’altra lingua e qualche volta combina guai. In secondo luogo, perché a seminare sentimenti ostili si va a finire come a Belfast dove, dopo aver seminato il vento dell’intolleranza, si rischia la guerra civile. Terzo perché non è giusto demonizzare i suoi seguaci. È vero che alcuni gli corrono tra le braccia come gli oggetti di scarso valore che si portano alla pesca di beneficenza, sperando di trovare loro un destino politico migliore. Ma i più sono perlopiù senza chiarezza di idee. Pericolosamente affascinati dal canto della sirena.