Credere al falso è farsi manipolare con il nostro consenso

| DI Bruno Fasani

Credere al falso è farsi manipolare con il nostro consenso
Nella folta platea che ogni anno assiste al film della Shoah (uso la parola film né in senso di finzione, né in quello di spettacolo) gli stupidi sembrano moltiplicarsi come le erbe infestanti. Alla truppa dei negazionisti, pronti a dire che non è mai accaduto niente, attribuendo agli ebrei la presunta montatura, ora bisogna aggiungere tutti quelli che si sporcano la bocca con la parola pace, giustificando il rigurgito di antisemitismo col pretesto di Gaza. Come se dovessimo odiare i russi per via dell’Ucraina, gli iraniani a causa dei pelosi pasdaran che massacrano i loro giovani come le mosche, oppure gli americani per via dell’insipienza del loro presidente e così via. 
Lo scorso anno i casi di intolleranza contro gli ebrei in Italia sono stati circa un migliaio, quasi tre al giorno, triplicando la percentuale degli anni precedenti. Troppi per essere soltanto un fenomeno emotivo destinato a sgonfiarsi da solo. Probabilmente l’avversione al popolo ebraico è qualcosa di più radicato, benché ciclicamente sopito, paragonabile alle braci che covano silenziose sotto la cenere, pronte a sprigionare la forza della loro virulenza alla prima occasione.
Se tutto questo basta da solo ad inquietare, ora, a dar man forte alla platea degli stupidi, ci si è messa  anche l’intelligenza artificiale, producendo immagini capaci di alterare la verità della storia. A dire il vero, più che dalla storia sono partiti dall’anatomia, pubblicando immagini pornografiche di personaggi noti. Un’arma pericolosa in mano a pericolosi manipolatori. Oggi ognuno di noi potrebbe trovarsi sbattuto in piazza al ludibrio dell’opinione pubblica. Fosse vivo ai nostri giorni, san Filippo Neri avrebbe da fare le sue per trovare adeguate penitenze per i colpevoli. Rimane storica la storiella di quando mandò la pettegola di Roma a spargere  per la città le penne di una gallina, dandole poi come penitenza di andarle a raccogliere.
Dicevo che oggi un uso disonesto dell’Intelligenza artificiale rischia fortemente di manipolare la storia. È di questi giorni la pubblicazione di immagini felici nel campo di Auschwitz create artificialmente. Donne piacevolmente in carne e in altrettanto piacevoli conversazioni, campi come giardini, ricchi di verdure e di vacche al pascolo. Come a dire: vai a credere a quanto ti raccontano sui drammi che si sarebbero consumati da quelle parti. E il bello (o il brutto) è che le nuove generazioni ormai dicono di non leggere più libri e giornali, ma di informarsi direttamente sui social. Me ne dava conferma, nei giorni scorsi, un noto e stimato giornalista. Dal figlio, ormai quasi maggiorenne, al quale chiedeva un’impressione sulle più importanti notizie di cronaca, si sentiva rispondere o che non ne era interessato o che, comunque, ai giornali non andava dato credito. Lui sapeva a quali canali informarsi e a quali accordare credibilità.
Temo che in futuro, salvo nuove scoperte che possano metterci al riparo dal falso venduto come vero, potrebbe instaurarsi il sospetto che non solo quanto ci viene raccontato, ma anche ciò che ci viene mostrato, possa risultare falso. Quali scenari si apriranno il giorno in cui il dubbio prenderà il sopravvento, quando neppure la verità storica potrà imporsi nella sua evidenza? 

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