Alla fine ci conviene rimanere in Italia. Non è solo per il tema vacanze, di cui parliamo ampiamente in questo numero; nemmeno per la cucina, la natura e la cultura con cui nessun altro Paese può competere. A convincerci che non sempre l’erba del vicino – o del lontano – è più verde, dovrebbero essere anche i dati del report sulla democrazia 2026 del V-Dem Institute, il centro di ricerca dell’Università di Göteborg.
Scopriamo così che più di metà dei Paesi sono autocrazie (92 sui 179 analizzati) e il 74 per cento della popolazione mondiale (6 miliardi di persone) non vive in regime democratici: magari ci sono anche elezioni, ma farsa, non libere o mono-partitiche. E nel Belpaese di certo non abbiamo problemi di pochi partiti.
Per 35 Paesi in cui le condizioni risultano in miglioramento, ce ne sono 54 dove degenerano diritti politici e libertà civili. Tra questi, gli Stati Uniti d’America, che scendono dal 20esimo al 51esimo posto rispetto al 2024, mentre Freedom House, la storica ong fondata da Eleanor Roosevelt, riduce il punteggio americano da 84 a 81 su 100, maggior calo annuale insieme alla Bulgaria.
Meglio stare alla larga dagli Stati Uniti, allora, ma anche dalla Russia dove i diritti vengono meno (è al 162esimo posto!) mentre aumentano le interferenze sul fianco orientale dell’Europa – con interventi militari diretti (Ucraina, ma anche Georgia) e ingerenze nelle elezioni (Moldavia e Romania) – ma anche i tentativi di alterare i dati di addestramento dell’intelligenza artificiale per fornire, all’utente, risposte manipolate.
Su quest’ultimo fronte si “distingue”, se così si vuol dire, anche la leadership cinese che, secondo gli esperti, ha fatto nascere ed espandere TikTok per influenzare le comunità degli adolescenti occidentali. Non parliamo, poi, di altri diritti, in Cina, Corea del Nord e altre “simpatiche canaglie”. Tutti, però, meglio dell’Afghanistan, considerato lo Stato meno democratico del pianeta dove qualcuno aveva pensato pochi anni fa di esportare la democrazia... con la guerra. All’estremo opposto della classifica mondiale i Paesi scandinavi ma, sinceramente, chi vorrebbe viverci stabilmente?
Meglio l’Italia, nonostante la classifica sia “rovinata” da instabilità governativa, poca partecipazione politica, dubbi su quanto sia libera l’informazione (cosa vuol dire?) e l’incertezza rispetto a possibili riforme costituzionali senza adeguati controlli e contrappesi. Godiamocela questa democrazia, e difendiamola.