In settimane segnate da scontri continui nelle aule parlamentari e di tensioni sui voti (palesi o segreti), spicca la notizia che il 16 luglio il Senato ha approvato all’unanimità il disegno di legge n. 1951, detto “Liberi di scegliere”, che la Camera aveva trasmesso lo scorso 2 luglio. Con esso vengono affermati due principi: la responsabilità genitoriale e la consapevolezza che non ci sono vite segnate per sempre. Una nuovo tassello nella lotta alla mafia e alle sue logiche, arrivato nei giorni in cui si ricorda la strage di via D’Amelio (19 luglio 1992) – dove persero la vita il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina –, e in cui il termine ‘ndrangheta torna ad essere associato a Verona.
Con questo voto diventa definitiva la norma che ha origine dall’omonimo protocollo, nato nel 2012 dal lavoro di Roberto Di Bella, all’epoca presidente del Tribunale per i minorenni a Reggio Calabria (ora a Catania). La vera novità, rispetto ad altre leggi, è che lo Stato interviene prima che la cultura mafiosa diventi il destino inevitabile di chi nasce all’interno dei clan, stabilendo che far crescere un figlio in un ambiente malavitoso equivale a una forma di sopruso e violenza. Le misure della legge scattano in presenza di grave e concreto pregiudizio per l’integrità psicofisica del minore, e includono la limitazione o la decadenza della responsabilità genitoriale; l’affidamento del minore ai servizi sociali, a comunità o a famiglie residenti in altre regioni; garanzia di protezione, assistenza educativa, psicologica, scolastica, lavorativa ed economica.
L’obiettivo è quello di assicurare una concreta alternativa di vita ai minori e giovani sotto i 25 anni figli di famiglie mafiose, ma anche a quei genitori che vogliono allontanarsi dal contesto criminale. In questi anni il protocollo ha già permesso di allontanare dal proprio territorio 200 minori e 34 donne. Numeri destinati ad aumentare con la legge.
Così ha commentato Di Bella: «Potrà cambiare la vita di migliaia di persone e tutelare i minori. Così come quella delle donne che decideranno di allontanarsi con i loro figli dalle realtà mafiose. Potrà anche dare un colpo importante alla credibilità delle organizzazioni criminali che sulla famiglia fondano la loro forza». Lo stesso Di Bella lo ha chiamato “Erasmus della legalità”, perché permette un’esperienza lontano da casa, all’insegna dello studio e della conoscenza di una nuova cultura.

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