«Tutti sono soggetti attivi della pastorale e della vita della Chiesa e non solo collaboratori, perché l’impegno e la testimonianza di ciascuno possano generare una comunità presente e attenta, capace di essere lievito nella pasta. Una comunità che sa progettare e proporre percorsi che aiutano le persone a vivere l’esperienza del Vangelo e a riceverne impulsi per rinnovare la città di Napoli». Sono parole di papa Leone nella sua visita a Pompei e nel capoluogo partenopeo venerdì 8 maggio; le stesse parole possono essere rivolte anche a Verona e, di conseguenza, alla nostra Chiesa , ancor di più ora che si raduna per vivere l’Assemblea diocesana.
Dai discorsi in terra napoletana, nel giorno anniversario della sua elezione, il Pontefice fa emergere alcuni tratti distintivi della Chiesa oggi: una comunità che prega e che in quel modo «alimenta l’accoglienza, l’affetto, il servizio e l’impegno generoso» soprattutto verso i più sofferenti; che gusta «la gioia di essere battezzati discepoli di Gesù Cristo»; che cammina verso Dio e vuole accompagnare tutti «all’unica Fonte di quell’amore universale che solo può dare al mondo serenità e concordia»; che stretta a Lui trova la forza di non fermarsi mai nel compiere il bene e di sperare in un futuro di pace; che riconosce di essere oggetto della cura del Signore e che per questo non vuole cedere a nessun tipo di trascuratezza, ma ha cura dell’umanità di ciascuno, della relazione con il Signore e con gli altri, della città; che vive la fraternità e la comunione, riconoscendo che «ciascuno, a partire dal Battesimo, è chiamato ad essere una pietra viva dell’edificio, un apostolo del Vangelo, un testimone del Regno»; che ha piena consapevolezza che «l’agire pastorale è chiamato a una continua incarnazione del messaggio evangelico, perché la fede cristiana professata e celebrata non si limiti a qualche evento emotivo, ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della società»; che non si arrende passiva, ma sa rimettersi in discussione, tornando a interrogare il Vangelo, quando coglie che «i nostri linguaggi e il nostro agire sembrano non adeguati alle nuove domande e sfide di oggi»; che si mette a servizio e si impegna a «tenere insieme gli sforzi dei singoli e connettere le energie, i talenti e le aspirazioni di molti» per la giustizia, la verità e la bellezza; che promuove «una cultura alternativa alla violenza» e pone «segni concreti di una pace che si fa ospitalità, cura e possibilità di riscatto».