Tra i simboli principali dei Giochi olimpici c’è la fiamma che, accesa il 26 novembre scorso ad Olimpia, in questi giorni passerà per il territorio della diocesi diVerona. 
Fu in occasione dell’edizione di Amsterdam 1928 che tornò ad ardere la fiamma durante tutto il periodo di gare, mentre la tradizione della staffetta da Olimpia alla città ospitante nacque con Berlino 1936. L’idea fu di Carl Diem (1882-1962), fervente discepolo di Pierre de Coubertin e segretario generale del comitato organizzatore di quella XI Olimpiade moderna, carica assegnatagli prima dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. Il Führer provò a boicottare quei Giochi perché era contrario a  manifestazioni sportive internazionali e li considerava un progetto di ebrei e massoni; Diem, invece, credeva ardentemente nell’ideale olimpico e nella possibilità che lo sport potesse favorire l’armonia tra le nazioni. Dopo quella particolarissima edizione, in cui pure la fiamma e la staffetta furono usate per fini propagandistici, divenne comunque una tradizione, che passò presto ai Giochi invernali.
Sottolineo due particolarità. Solitamente la fiamma è accesa ad Olimpia utilizzando la luce del sole e uno specchio parabolico, ma per quella di Milano-Cortina si è dovuti ricorrere all’accensione con una fiamma di riserva: il motivo era il cielo velato, ma simbolicamente mi pare richiami la fatica di accendere quella pace che essa rappresenta.
Insieme alla fiamma, la sacerdotessa-attrice ha consegnato pure questa volta al primo tedoforo un rametto di ulivo, che dice la speranza che durante questa edizione dei Giochi ci sia la possibilità di una Tregua olimpica (Ekecheiria). Istituita nell’antica Grecia nell’VIII secolo a.C. come cessazione delle ostilità tra le città-stato durante i Giochi, riconosceva la pace come condizione necessaria per la competizione leale e l’incontro tra popoli. Riproposta in epoca moderna, è un invito a sospendere i conflitti e a riaffermare l’importanza dello sport come linguaggio universale di pace.
A ridirne il valore e l’auspicio sarà anche l’incontro “Tregua olimpica. Il contributo dello sport alla pace” che si terrà domenica 18 gennaio alle 11 presso Casa Verona, all’Arsenale e che rientra pure nel fuori rassegna di Poeti sociali. Saranno presenti: Aziz Abu Sarah e Maoz Inon, testimoni di Arena di pace 2024 e che nel pomeriggio saranno tedofori; il vescovo Domenico Pompili; il sindaco diVerona Damiano Tommasi; Mauro Magatti docente dell’Universià Cattolica di Milano.

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