“Mors tua vita mea” è espressione antica – falsamente attribuita ai gladiatori romani – che ha ancora la sua presa nel presente: racconta bene tutto il contorno di quel famigerato 7 ottobre 2023, di cui in questi giorni abbiamo fatto memoria. Si parla, solo in quella data, di circa 859 civili e più di 350 membri delle forze di sicurezza israeliane uccisi; a cui vanno aggiunte le 251 persone rapite e tutte le vittime dei mesi successivi, da entrambe le parti.
Quel massacro è stato allo stesso tempo il punto di arrivo e il punto di ri-partenza di una logica portata avanti sia da molti israeliani che da molti palestinesi: l’unico modo per vedere assicurata esistenza, sicurezza e sovranità è l’annientamento dell’altro! In questi casi si utilizza un’espressione presa dagli studi matematici e strategici: “gioco a somma zero” ovvero il guadagno di uno è necessariamente e perfettamente uguale alla perdita dell’altro. Le parti sono in netta e inevitabile opposizione, per cui non esiste alcuna possibilità di compromesso o mutuo beneficio. Quando non cerco più un volto, ma rimango ancorato all’idea che l’altro è una costante minaccia alla mia esistenza, si attiva un meccanismo di disumanizzazione che mi spinge a volere l’eliminazione dell’altro e la cancellazione di ogni spazio di dialogo. Questo, purtroppo, vale per tante altre situazioni, nelle relazioni tra grandi popoli ma anche tra singole persone.
Proprio alla vigilia di questa data, martedì 6 ottobre, in uno degli appuntamenti di pre-rassegna di “Poeti sociali”, lo scienziato Stefano Mancuso, co-fondatore della neurobiologia vegetale, ha ricordato che la vita esiste solo per cooperazione: ogni cellula nasce dall’unione di varie realtà e ciascuno di noi è un vero e proprio ecosistema che ospita una vera e propria costellazione di specie diverse.
Citando, poi, Pëtr Alekseevič Kropotkin (1842–1921), uno dei più importanti filosofi e scienziati russi, ha sottolineato che in natura, per garantire la sopravvivenza, la cooperazione e la solidarietà interna sono molto più importanti della competizione. Nei suoi lavori, frutto anche di lunghe esplorazioni in Siberia e Manciuria, il russo sosteneva che la tendenza ad associarsi e ad aiutarsi è innata nell’uomo, è un’inclinazione naturale che viene ben prima dello Stato e di ogni altra sovrastruttura. Da qui il suo “anarchismo scientifico” ma per noi anche la lezione che la vita si preserva e sviluppa solo favorendo la vita dell’altro, non procurando la morte. A tutti i livelli e in tutte le situazioni.