Si è conclusa nei giorni scorsi la Fiera del libro di Torino. È stata osannata come un’annata fieristica da record: 254mila presenze, rispetto alle 231mila dello scorso anno. A Verona, pur su prodotti e mercati differenti, sappiamo bene però che questo non vuol dire che il settore sia in piena salute. Anzi, proprio in quei giorni l’Associazione italiana editori ha presentato i dati relativi al 2025: calo del 2,2% delle vendite complessive (-32,7 milioni di euro) dovuta anche a una “pirateria” valutata al 30% del mercato, ovvero 722 milioni. Il tutto mentre aumenta il numero dei libri editati in Italia (70.409 titoli in un anno) e il numero di italiani che dichiara di aver letto almeno un libro nel 2025: circa 33,9 milioni, tra i 15 e i 74 anni.
Si sta provando di tutto per arginare la crisi, compreso un aumento dei costi inferiore all’inflazione e il bonus biblioteche che, nei primi 4 mesi del 2026, ha portato al segno più davanti alle cifre che indicano le vendite. Si tratta di un fondo pubblico pensato per sostenere l’intera filiera del libro attraverso un meccanismo semplice ma molto efficace: lo Stato stanzia 60 milioni per le biblioteche pubbliche, le quali devono utilizzarle esclusivamente per acquistare libri presso le librerie del territorio. E, infatti, sono proprio le piccole librerie indipendenti a trarne beneficio (+11,3%, pari a 448mila copie vendute in più), soprattutto al Sud dove è stato destinato il 31% dei fondi. Da capire, quindi, cosa succederà al termine del finanziamento o, meglio, quanta gente poi davvero leggerà quei libri.
Si conferma, inoltre, la profonda crisi strutturale dei quotidiani che, tra il 2024 e il 2025, sono la categoria che ha perso più lettori e copie vendute in Italia: si è arrivati a una media di circa 1,3 milioni di copie giornaliere (sommando cartaceo e digitale).
In controtendenza, rispetto a tutto questo, i settimanali che mostrano una sostanziale tenuta. Le analisi dicono che i lettori italiani li preferiscono principalmente per la natura del contenuto, la durata del ciclo di vita della rivista, il tipo di esperienza che offrono, l’analisi più approfondita dei fatti, il prezzo competitivo, una miglior impaginazione grafica e soprattutto per un legame di fedeltà più forte. Al termine di questa fase di abbonamenti, mi sembra di poter dire che il nostro settimanale ha provato in tutti i modi ad essere fedele alla sua storia, ma è sempre difficile valutare la riuscita; di certo, però, c’è che il nostro gruppo di lettori è rimasto fedele e di questo ci sentiamo orgogliosi... e responsabili.