Siamo stati fin troppo facili profeti nel precedente numero di Verona fedele nel dire come la sfida di oggi e di domani per la scuola (e non solo) è fare i conti con sempre meno ragazzi che la legge considera completamente italiani e (almeno percentualmente) sempre più che non si è mai capito se e quanto siano pensati come italiani e che cosa si faccia perché posseggano sufficientemente la lingua nazionale. Quasi aspettassero noi (si fa per scherzare), ora tutti, a livello locale e nazionale, ne parlano. Solo ora ci si accorge?
E sì che praticamente ogni governo della storia repubblicana italiana ha toccato la scuola, con cambiamenti più o meno comprensibili e tagli più o meno evidenti; e che tutte le parti politiche fanno propaganda (da un verso o dall’altro) sui migranti. Cosa ci si aspetta ora? Non proposte ideologiche irrealizzabili e che vanno bene solo per i comizi, ma investire ovvero metterci risorse economiche, ma anche di pensiero e progetto.
Visto che siamo in ambito scolastico partiamo dall’etimologia della parola investire: è legata originariamente all’idea di donare a qualcuno una veste con significato o fattezza particolare e fargliela indossare, dando valore alla persona e dicendo pubblicamente che su di lei – le sue capacità, il suo intuito o altro – si punta per il futuro. Nel Medioevo (l’abbiamo forse presente da qualche studio o film o lettura) c’era tutta l’idea dell’investitura ovvero di porre un atto simbolico (a volte con una veste, a volte attraverso un gesto) per attribuire formalmente a qualcuno una dignità, un ufficio o il possesso di un bene.
Su cosa investiamo oggi, a cosa diamo priorità e fiducia per il futuro? Fin troppo facile ricordare che, a livello pubblico e privato, gli investimenti più importanti e certi sono sulle armi. Certo che non si può fare a meno di un esercito, di sicurezze e difesa, ma a puntare solo su quello se ne vede il risultato.
Il verbo investire vicino alla parola scuola è stato messo due volte lo stesso giorno. Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel messaggio della Giornata internazionale della Pace ha scritto che investire su istruzione ed educazione è fondamentale per avere la pace. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurando l’anno scolastico 2026-2027 ad Amatrice, ha affermato che investire su scuola e conoscenza è necessario se si vuole davvero un Paese forte e resiliente.
Scriveva qualche anno fa Dacia Maraini: “Io temo più l’ignoranza che il burqa”.