Il potere della musica (e Sanremo)

| DI Luca Passarini

Il potere della musica (e Sanremo)

La musica sarà una delle colonne portanti della Cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici, che questa domenica 22 febbraio porterà all’Arena di Verona leader da tutto il mondo e gli occhi di milioni di persone; e lo sarà pure di tutta la settimana successiva “perché Sanremo è Sanremo”. Possono cambiare gli spot, ma questo è il cuore del Festival della canzone italiana (24-28 febbraio) insieme alle  inevitabili chiacchiere, discussioni, polemiche, commenti, giochi e altro.
Tutto questo diventa occasione per riscoprire il valore della musica, sia da un punto di vista artistico che sociale. Qualche giorno fa ho ascoltato il monologo di un comico: non il milanese Andrea Pucci, che a Sanremo ha rinunciato, ma il ligure Antonio Ornano, famoso per portare sul palco la sua famiglia e le sfide che la vita domestica porta con sé ogni giorno.
Il mese scorso, a dieci anni dalla morte di David  Bowie ha voluto raccontare una vicenda particolare legata alla canzone “Heroes” (voluta dagli autori con le virgolette), considerata una delle sue migliori canzoni nonché uno dei brani più rappresentativi del rock. Probabilmente l’algoritmo me l’ha suggerito mentre cercavo capire chi fosse il Bowie (in questo caso Kieron) acquistato dall’Hellas Verona, ma questo è un altro fatto.
Tornando alla canzone di David e alle parole di Antonio, fu scritta nel 1977 a Berlino dove Bowie aveva ritrovato un po’ di pace dopo gli eccessi degli anni a Los Angeles. Il testo è un’implorazione romantica di un uomo alla sua ragazza in preda alla disperazione, una eroicità, appunto, del tutto particolare e da mettere tra virgolette; lo sfondo è il Muro di Berlino, ostacolo fra due amanti e simbolo della Guerra fredda; la registrazione fu fatta a Berlino Ovest in un’ex sala da ballo della Gestapo a circa 500 metri dal Muro. 
Ornano narra una vicenda particolare, che ha a che fare ancora una volta con il Muro: il 6 giugno 1987 David Bowie cantò in concerto “Heroes”, proprio lì vicino, in piazza del Reichstag; in quell’occasione, si sentì un grande coro sul ritornello che divenne un grido unico che chiedeva l’abbattimento delMuro stesso; particolare non da poco, ad alzarlo al cielo (e a i potenti) furono sia ragazzi dell’Ovest che dell’Est che si erano avvicinati a quel punto di confine per Bowie e per quella speranza che pochi anni dopo si sarebbe realizzata. Questa è la forza sociale della musica, sentenzia Antonio Ornano.
Allora, buona Chiusura e buon Sanremo, con meno polemiche e più speranza. 

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