I convitati di pietra in pagina

| DI Luca Passarini

I convitati di pietra in pagina

37° giornata campionato Serie A 25/26 Inter Verona H.

Una presenza silenziosa, inquietante o minacciosa, percepita da tutti ma che nessuno affronta o nomina: è la definizione più comune dell’espressione “convitato di pietra”, che in realtà nasce nel 1630 dalla commedia teatrale spagnola L’ingannatore di Siviglia e il convitato di pietra, attribuita a Tirso de Molina. Nell’opera, il nobile e libertino Don Giovanni uccide Don Pedro, chiamato il Commendatore, padre di una delle sue conquiste. Poco dopo si trova davanti alla tomba dell’uomo, sopra la quale è stata costruita una statua di pietra che lo raffigura; in segno di sfida beffarda, invita la statua a cena; essa si anima, si presenta al banchetto, fa terrorizzare i presenti e trascina Don Giovanni all’inferno.
Michele Mari ha chiamato I convitati di pietra il suo ultimo romanzo edito da Einaudi: una storia che inizia il 22 luglio 1975, quando trenta studenti milanesi si ritrovano a festeggiare il primo anniversario dell’esame di maturità; in quell’occasione si lanciano una sfida, ovvero ritrovarsi tutti i 22 luglio, raccogliere ogni anno una cifra di denaro che, accumulato via via, rimarrà ai tre che sopravviveranno. Nato per gioco, degenera, mettendo in discussione rapporti e facendo emergere rivalità; e, soprattutto, i convitati portano di anno in anno a tavola con loro la morte, l’ospite meno desiderato e allo stesso tempo più presente.
Il libro ha vinto il Premio Strega 2026 da favorito, mentre l’autore è arrivato accerchiato da varie critiche. Se il romanzo, infatti, fa emergere anche i sentimenti di invidia e competizione, essi non sono mancati nemmeno nei mesi precedenti alla proclamazione, con Mari accusato di aver usato parole offensive contro Michela Murgia, scrittrice morta nell’estate 2023 e vera convitata di pietra dell’intera vicenda.
Personalmente ho avuto modo una sola volta di ascoltarla dal vivo per uno dei primi articoli per questo settimanale, in cui l’avevo criticata per alcune sue affermazioni sulla Chiesa (e anche oggi lo rifarei). Mi immagino, però, Murgia a cena con Mari non per portarlo all’inferno, ma pronta a rispondere per le rime e, in qualche modo, pure contenta della rottura del falso “politicamente corretto”. Ne abbiamo già abbastanza di Commendatori, Cavalieri, Compagni, Camerati, che da morti non si possono criticare e toccare. Se lo è anche lei, ci rimane davvero poco di quello per cui, con i suoi modi, ha lottato. A differenza di quello che dice il titolo di quel film, non è vero che la morte ci fa belli (e, qui, non c’entra l’estetica).

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