Una Chiesa che prima di tutto ascolta, riconosce le istanze e prende sul serio ciò che giunge alle sue orecchie; poi, che interpreta, si mette in dialogo all’interno e all’esterno, non pensando di avere già tutta la sapienza e la conoscenza in se stessa; infine, che decide e indica passi concreti. È la logica del discernimento, quanto di più umano e allo stesso tempo divino ci sia. Di tale dinamica abbiamo visto alcuni esempi proprio in queste settimane.
Papa Leone, nel presentare lunedì 25 maggio la sua prima lettera enciclica Magnifica humanitas, ha mostrato il cammino che l’ha generata. Per prima cosa, ha sentito risuonare il grido dei poveri, “il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che rischiano di generare nuove forme di esclusione e di sofferenza”, ma anche “genitori e insegnanti profondamente preoccupati”. Quindi, nell’intento di “decifrare ‘cose nuove’ alla luce del Vangelo e della dignità della persona”, si è messo in dialogo con scienziati e ingegneri, politici e funzionari pubblici, intellettuali e teologi. Alla fine del percorso, ecco l’enciclica con la sua parola forte e sapiente “perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare attenzione, risvegliare coscienze e indicare la strada da seguire per l’umanità”.
Pure il percorso dell’Assemblea che sta coinvolgendo la Chiesa di Verona ha questa stessa logica. Per mesi ci si è messi in ascolto, cogliendo le molte voci (di giovani, adulti, anziani, suore, preti, catechiste, volontari, ecc.) che dal territorio e dalle varie realtà ecclesiali hanno espresso il desiderio di avere una maggiore cura del cammino spirituale; più formazione nelle varie fasce d’età; attenzione crescente al dialogo e alla cura; una reciprocità  rinnovata e feconda tra tutte le membra ovvero laici, consacrati, clero. La seconda fase, con l’interpretazione competente e sinodale, ha portato già al Documento e, ora, a partire dalle priorità emerse dall’Assemblea diocesana (16 maggio) vede una fase di proposta e verifica di alcune possibili concretizzazioni. Solo infine si arriverà agli orientamenti pastorali veri e propri, a scelte tanto concrete quanto condivise, pure nei passi e nei modi per realizzarle.
La Chiesa vive sul serio il discernimento sapendo che, come ha detto il vescovo Domenico Pompili nella Veglia diocesana di Pentecoste (23 maggio) «una Chiesa che ha una voce sola – che sa già prima di ascoltare, che decide prima di discernere – non è una Chiesa piena di Spirito. È una torre di Babele!».

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