Poche novità nel film natalizio della Disney ma buona la qualità grafica e narrativa

| DI Francesco Marini

Poche novità nel film natalizio della Disney ma buona la qualità grafica e narrativa
Dopo le riorganizzazioni delle uscite cinematografiche, la Disney ha anticipato all’inizio di dicembre il suo film d’animazione natalizio: così è già arrivato nelle sale Zootropolis 2.
Affidato nuovamente alla regia di Byron Howard (già dietro al primo capitolo del 2016) insieme a Jared Bush, il film porta sul grande schermo una nuova avventura della volpe Nick e della collega coniglio Judy. La storia riprende idealmente quanto visto nel precedente episodio. La città di Zootropolis sta per espandersi grazie a una famiglia di generosi benefattori: le linci. In questa metropoli ideale sembrano trovare spazio tutte le specie animali, grazie alla presenza di biomi diversi ricreati in uno spazio ravvicinato. Mancano però i rettili, la cui assenza è tutt’altro che casuale: l’espansione urbana andrebbe infatti a discapito dei loro territori, dove si sono rifugiati per sopravvivere. L’incontro con Gari De’Snake mette in moto la vicenda e conduce lo spettatore a scoprire il perché della loro esclusione, insieme ad altri misteri risalenti alla fondazione della città.
Se nel 2016, in salsa politicamente corretta come da standard Disney degli ultimi decenni, il tema centrale era quello del pregiudizio e della diversità, in questo nuovo capitolo emerge tra le righe un’altra questione: cosa significa fare squadra (o fare coppia)? I valori proposti parlano tanto ai colleghi di lavoro quanto agli amici o a coppie con legami affettivi più profondi, con un richiamo al mondo reale dei gruppi di auto-mutuo aiuto e della terapia di coppia. Alla consueta ironia sulla società contemporanea – tra un podcaster che alimenta complesse teorie del complotto e un sindaco influencer dai tratti narcisistici – si aggiungono numerosi riferimenti pop riconoscibili da pubblici di diverse generazioni: da Il silenzio degli innocenti a Shining, fino alla celebre pubblicità della Coca-Cola.
Il film offre quindi diversi spunti di riflessione: la fiducia reciproca, la collaborazione e la responsabilità condivisa, con un linguaggio accessibile a spettatori di età diverse.
Se sul piano dei valori e del lieto fine non emergono elementi particolarmente innovativi, da un punto di vista grafico e narrativo Zootropolis 2 sembra segnare un recupero di qualità rispetto ad alcune recenti produzioni meno convincenti (Strange World o Wish, solo per citarne alcuni). Oceania 2 prima e questa pellicola ora, sembrano indicare un’inversione di tendenza incoraggiante. L’auspicio è che la solidità riconquistata permetta in futuro di uscire dalla comfort zone dei sequel, dando vita a nuovi personaggi e nuove storie capaci di far sognare ancora il pubblico di ogni età.

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