Opera stimolante ma impegnativa su ambizione e fragilità umana

Opera stimolante ma impegnativa su ambizione e fragilità umana
Timothée Chalamet è al centro di Marty Supreme, lungometraggio che racconta in modo romanzato la vita di Marty Reisman, giovane campione americano di ping-pong negli anni ’50. Fin dai primi minuti, il film suggerisce che per Marty il fine giustifica i mezzi: il protagonista non si fa scrupoli nell’usare ogni stratagemma, piccolo inganno o espediente pur di raggiungere l’obiettivo di diventare il numero uno al mondo nel tennistavolo, incarnando a tratti un metodo di vita quasi machiavellico. Nella New York del dopoguerra, lavora nel negozio di scarpe dello zio per finanziare tornei e viaggi, mentre si confronta con la crescente competitività sportiva internazionale: l’arrivo dei giocatori giapponesi mette a dura prova le sue capacità e la sua determinazione.
Oltre alla carriera nel tennistavolo, la vita privata di Marty è altrettanto turbolenta. Le relazioni sentimentali e i rapporti familiari oscillano tra sostegno e tensione, mostrando quanto il prezzo dell’ambizione possa incidere anche sul piano personale.
Il film, candidato a ben nove premi Oscar, adotta un ritmo frenetico che restituisce l’irrequietezza costante del protagonista. Safdie mescola elementi da noir, racconto di formazione – o forse sarebbe meglio dire, auto-formazione – e biopic, delineando un vero antieroe: opportunista, ossessivo, talvolta respingente, spinto da un sistema che promette successo senza offrire strumenti reali per ottenerlo. Marty diventa così una lente critica sul sogno americano e sulle scelte che segnano la vita, invitando lo spettatore a riflettere sul rapporto tra ambizione, integrità e responsabilità.
Fotografia, montaggio e colonna sonora contribuiscono a costruire un quadro elegante e curato, in cui ogni elemento tecnico sostiene la storia senza appesantirla. La regia evidenzia anche i contrasti della metropoli americana e le tensioni sociali dell’epoca, restituendo il contesto storico con precisione e senza sacrificare il racconto umano. Il film richiede attenzione: il carattere del protagonista e l’intensità delle vicende possono rendere la visione stimolante ma impegnativa, più adatta a chi ama storie di formazione complesse e riflessive.
Marty Supreme è quindi una pellicola che offre uno sguardo intenso su ambizione e fragilità umana. Non si tratta solo di sport o intrattenimento, ma di un racconto capace di proporre spunti di riflessione sulle scelte, sulle conseguenze e sul prezzo del successo, mostrando come determinazione e strategia possano portare a grandi risultati, pur richiedendo la capacità di mantenere un sano equilibrio tra aspirazioni personali e relazioni con gli altri.

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