Is this thing on? è il terzo titolo da regista di Bradley Cooper. In italiano è stato tradotto con È l’ultima battuta?, ma corrisponderebbe al nostro Sentite tutti? una domanda retorica che dà il via a ogni performance negli spettacoli di stand-up comedy. La sceneggiatura prende le mosse dalla storia vera del comico britannico John Bishop che, per evitare di pagare l’ingresso al bar, salì sul palco in una serata a microfono aperto e iniziò a raccontare del suo divorzio in corso scoprendo di avere un certo talento nel mondo degli spettacoli comici. Così è per Alex Novak (Will Arnett in stato di grazia), cinquantenne con due figli, due cani e un matrimonio in crisi. La moglie Tess (un’ottima performance di Laura Dern) non sta subendo passivamente questa crisi: ne è consapevole, sa che sono arrivati a quel punto anche per responsabilità sua. Ha alle spalle un glorioso passato da sportiva, contenta dei figli e del lavoro, ma c’è sempre qualcosa della vita che la lascia insoddisfatta.
Il racconto cinematografico riesce a sviluppare diversi livelli. Il primo, il più superficiale, gli eventi che si susseguono: la crisi, la gestione dei figli, gli amici, i genitori… Ma sotto la superficie si può presto vedere – o forse sarebbe meglio dire: sentire – l’anima di Alex, come lui sta interiormente vivendo tutto questo. L’oggetto dei suoi monologhi, infatti, è proprio la sua relazione con Tess e il divorzio in corso. Il pubblico dei locali – come anche il pubblico in sala – ascolta e, senza poter interagire, assiste alla trasformazione del protagonista. Quasi uno psicoterapeuta collettivo.
Tra i personaggi che popolano la storia trovano spazio anche veri comici (molto conosciuti negli ambienti statunitensi): Dave Attell, Amy Sedaris, Jordan Jensen, Chloe Radcliffe, Reggie Conquest e James Tom. Tutti stand-up comedian che popolano l’ambiente del club nel film e nella New York della realtà.
La fotografia di Matthew Libatique, andando ad assecondare molte scelte stilistiche di Cooper, predilige la camera a mano per poter raccontare da vicino i protagonisti: i numerosi primissimi piani, infatti, permettono di cogliere anche i più piccoli dettagli delle espressioni dei protagonisti e diventano una finestra sulla loro interiorità.
Non un film semplice, non una pellicola edulcorata o consolatoria: è un’opera che scandagliando alcune emozioni umane, mostra anche la loro contraddittorietà. Non vuole semplificare o regalare al pubblico facili soluzioni, ma restituire la complessità che alberga nella vita di ciascuno, lì dove c’è spazio anche per ciò che si potrebbe definire agrodolce.