Il Cammino di Santiago esercita un fascino a cui è difficile resistere. C’è chi lo percorre per intero, chi ne affronta solo qualche decina di chilometri, chi sceglie il tracciato francese e chi invece opta per una delle numerose varianti possibili. Un’attrattiva che non riguarda solo i camminatori, ma anche i cineasti. Negli ultimi anni si è infatti registrato un incremento significativo di film e documentari che raccontano storie di cambiamento maturate lungo il Cammino, con approcci che vanno dalle produzioni più strutturate a quelle più intime e personali.
Buen camino, l’ultima fatica di Checco Zalone, si inserisce in questo filone. Tornato a lavorare con Gennaro Nunziante – il regista con cui ha firmato i suoi maggiori successi – racconta di Checco, un uomo ricchissimo, unico erede di un imprenditore, abituato a non farsi mancare nulla. Vive accompagnato da una giovane e affascinante fotomodella, dopo essere stato sposato con Linda (Martina Colombari), finché un evento inatteso sconvolge la sua quotidianità: la figlia Cristal (interpretata con efficacia da Letizia Arnò) scompare. Seguendo le sue tracce, Checco scopre che la ragazza si trova a Saint-Jean-Pied-de-Port, pronta a iniziare il pellegrinaggio verso la cattedrale di Santiago de Compostela. Dopo un iniziale tentativo di dissuaderla, decide di unirsi a lei, entrando a suo modo nello spirito del Cammino: dorme negli ostelli, condivide pasti semplici e incontra persone nuove, tra cui Alma, interpretata da una convincente Beatriz Arjona.
Un film atteso soprattutto per la notorietà del protagonista più che per le informazioni circolate durante la lavorazione, ma che riesce a rispondere alle aspettative del pubblico. L’obiettivo di divertire è centrato: dalle battute tipiche dell’attore pugliese a quelle volutamente sopra le righe e talvolta politicamente scorrette, il registro comico risulta coerente con la sua filmografia. Anche l’esasperazione di alcuni luoghi comuni legati al Cammino contribuisce a suscitare il sorriso. Su questo sfondo trovano spazio riflessioni più serie, in particolare sul prendersi cura di chi si ama, sulla fatica di portare a termine gli impegni assunti e sul rapporto tra genitori e figli. Per chi ha vissuto in prima persona il pellegrinaggio, il film riesce inoltre a evocare una certa nostalgia: la scelta di alcuni passaggi iconici richiama alla memoria incontri e momenti che hanno reso speciale l’esperienza.
Una pellicola che, fin dai primi giorni di programmazione, ha ottenuto risultati rilevanti al botteghino. Risate, buoni sentimenti e immagini suggestive si combinano in un racconto leggero, pensato per offrire poco più di un’ora e mezza di intrattenimento sereno e accessibile a un pubblico ampio.