Il noleggio affettivo induce a riflettere su solitudine, legami ed emozioni

Il noleggio affettivo induce a riflettere su solitudine, legami ed emozioni
Il sociologo Erving Goffman, nel 1956, con La vita quotidiana come rappresentazione, proponeva una teoria destinata a diventare centrale: gli esseri umani “mettono in scena” versioni diverse di sé a seconda dei contesti, trasformando le relazioni in teatro permanente. Ma cosa accadrebbe se alcune presenze potessero essere sostituite da attori professionisti?
Il regista giapponese Hikari esplora questa domanda in Rental Family – Nelle vite degli altri, con un film sorprendentemente delicato. Philip Vandarploeug (Brendan Fraser) vive a Tokyo ed è un attore in cerca di rilancio. In otto anni di permanenza in Giappone, l’unico lavoro ottenuto è uno spot per dentifricio. Una telefonata lo introduce nel mondo del cosiddetto “noleggio affettivo”, un servizio che offre persone disposte a interpretare ruoli familiari per colmare vuoti emotivi: un parente a un funerale, un partner, un padre. Proprio quest’ultimo ruolo diventa per Philip il più impegnativo, anche perché un padre, nella sua vita, non l’ha mai avuto.
Hikari dirige con grande misura, costruendo una narrazione che oscilla tra commedia e dramma senza cedere al sentimentalismo. La fotografia calda accompagna i personaggi in una Tokyo sospesa tra tradizione e contemporaneità, mentre il ritmo pacato lascia spazio ai silenzi e alle emozioni non dette, permettendo allo spettatore di avvicinarsi gradualmente alle loro fragilità.
Fraser offre un’interpretazione intensa e controllata, dando vita a un personaggio che si rivela poco alla volta. Philip alterna momenti di goffa autoironia a improvvise aperture di vulnerabilità, mostrando come il confine tra finzione e verità affettiva si faccia sempre più sottile. Nel “recitare” legami per gli altri, il protagonista è costretto a confrontarsi con i propri vuoti interiori e con un bisogno profondo di essere riconosciuto.
Il film non fornisce risposte semplici né giudizi espliciti sul servizio di noleggio affettivo, ma lascia allo spettatore lo spazio per interrogarsi sul valore delle relazioni, sulla solitudine e sull’autenticità dei legami. In un cinema che giustifica il male attraverso cataloghi di traumi, Rental Family racconta chi trasforma il vissuto difficile in riscatto, aiutando altri.
Il risultato è un racconto equilibrato, capace di toccare temi profondi con sensibilità e senza forzature. Rental Family – Nelle vite degli altri è un film che parla di assenze, di ruoli e di bisogno di appartenenza e può offrire spunti di riflessione a chi si interroga sul senso delle relazioni e sulla possibilità di incontrare l’altro anche partendo dalla propria fragilità.

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