Anche l’intrattenimento leggero può recare con sé una memoria culturale

Anche l’intrattenimento leggero può recare con sé una memoria culturale
Andare al cinema a vedere Minions & Monsters con aspettative moderate e uscire dalla sala piacevolmente sorpresi: è questa l’esperienza che riserva il nuovo capitolo della saga delle creaturine gialle.
Ci si aspetta la solita storia dei Minions alla ricerca del malvagio da servire – elemento che comunque è presente, con la consueta comicità ilare e grottesca – e ci si trova invece davanti a uno spettacolo che nella sua prima parte è un autentico omaggio alla storia del cinema. Non solo: sembra quasi di assistere a un racconto delle origini di quelli che erano nati come spalle comiche del “Cattivissimo” Gru e si sono rivelati capaci di essere protagonisti a pieno titolo.
L’ambientazione della storia è diversa dalle consuete: dopo una digressione attraverso diverse epoche, la narrazione ci porta negli Stati Uniti durante gli anni Venti del Novecento, in particolare sulla East Coast dove stanno crescendo velocemente gli Studios. E qui, anche se alcuni riferimenti potrebbero sembrare per un pubblico specialistico, le citazioni del pre-cinema e del cinema delle origini non si contano: dall’Uscita dalle officine Lumière all’Arroseur arrosé dei fratelli Lumière, dal Viaggio nella Luna di Méliès a Tempi Moderni di Chaplin, dai cortometraggi di Buster Keaton a Quarto potere di Welles. E proprio questa parte è la più cinematograficamente rilevante: il collegamento costruito con la stagione del cinema muto racconta da dove vengono davvero Kevin, Stuart e Bob.
I protagonisti di questo episodio si chiamano James e Henry: a differenza dei loro colleghi, non cercano un padrone malvagio ma vogliono girare un film di mostri. E proprio come li abbiamo conosciuti nelle pellicole precedenti, tra un guaio e l’altro, un fraintendimento e una gag, il pubblico scopre in loro gli eredi della slapstick comedy, quella comicità fisica e visiva che ha fatto la storia del cinema.
Ciò che rende la pellicola davvero sorprendente è la consapevolezza con cui opera. Un genere tradizionalmente considerato minore come il cinema d’animazione non si limita qui a una rivisitazione parodistica delle grandi produzioni storiche, ma mostra in modo intelligente come le sue radici siano le stesse di opere considerate imprescindibili. È un omaggio che funziona su più livelli: fa ridere i bambini e fa riflettere gli adulti, ricordando che la grande comicità nasce sempre dalla stessa fonte: l’osservazione affettuosa e ironica della condizione umana.
Un film che dimostra come anche l’intrattenimento più leggero possa portare con sé una memoria culturale preziosa, capace di avvicinare le nuove generazioni a un patrimonio cinematografico che vale la pena conoscere e custodire.

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