Inizia con la sezione a tema “Viaggiatori & migranti” il primo appuntamento della 45ª edizione di Cinelà – Festival del Cinema africano e oltre che si terrà a Verona dal 19 al 22 marzo presso il cinema teatro San Massimo con proiezioni che iniziano alle ore 21.
Come ormai è tradizione, l’iniziativa si colloca all’interno della Settimana di azione contro il razzismo, organizzata dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali).
Anche questa coincidenza, naturalmente non casuale ma ricercata, accresce la percezione e l’urgenza di porre maggiormente l’attenzione sulle dinamiche sociali e relazionali che ancora oggi non sono esenti da pregiudizio e razzismo.
Soprattutto parlando di Africa e di migrazione, in un’epoca dominata da algoritmi e flussi informativi rapidi, il rischio di una narrazione “piatta” o stereotipata del continente africano è altissimo. Proprio per questo l’obiettivo di Cinelà è e rimane quello di guardare il mondo come se fosse la propria casa, per trasformare lo schermo in un ponte, non in una finestra da cui osservare a distanza di sicurezza. I film in programma offrono dei punti di vista che danno ragione della complessità di questo orizzonte migratorio. La mer au loin di Saïd Hamich Benlarbi (Marocco) che, come afferma in un’intervista, “è una ballata sul tempo che passa e su come le ferite dell’integrazione si cicatrizzano, lasciando però sempre una traccia di malinconia… Mi interessava esplorare la vita sentimentale di chi vive nell’ombra, mostrando che anche nella clandestinità esistono il desiderio, l’amicizia e la bellezza”.
Lo spaccato del viaggio e della vita di un gruppo di migranti subsahariani bloccati al confine tra il Marocco e l’enclave spagnola di Ceuta in Les voyageurs di David Bingong (Camerun) che esprime la necessità vitale del regista per dare voce ai sentimenti, alle speranze e alle paure di questi uomini e donne in cerca di futuro e dignità.
Africa blanca di Azlarabe Alaoui Lamharzi (Marocco), vecchia conoscenza e amico del Festival, è una storia che vuole “contribuire a cambiare le percezioni sull’Africa e suscitare un sentimento di ottimismo e orgoglio, evitando gli stereotipi e il folklore esotico”.
Les fourmis/The ants di Yassine Fennane (Marocco) è uno dei titoli più discussi e premiati del 2025. Il film, girato a Tangeri, in bilico tra Africa ed Europa, vede come protagoniste tre donne di classi sociali diverse le cui vite si intrecciano in una ricerca disperata di riscatto.
Uno dei denominatori comuni tra i film è senza dubbio il bisogno di decolonizzare l’immaginario per restituire dignità e complessità, di superare la cronaca degli sbarchi esplorando le cause profonde, i sogni e i traumi di chi parte, raccontati da chi quelle realtà le vive o le documenta dall’interno. Il cinema, pertanto, può essere uno strumento straordinario per contrastare questa cultura dell’indifferenza e della disinformazione e continuare questo percorso non è solo una tradizione, ma un atto di resistenza culturale.