"BUdiBà", da un secolo l'arte dei burattini

A Desenzano, la compagnia affonda le radici nella storica Onofrio

| DI Francesca Gardenato

"BUdiBà", da un secolo l'arte dei burattini
C’è un filo sottile che attraversa le piazze di un secolo fa e arriva ai teatri di oggi. È il filo invisibile dei burattini, che continua a muoversi grazie a realtà come “BUdiBà – I burattini di Babette e Bazzan”, compagnia fondata da Fulvia Marai e Cristiano Bazzan di Desenzano. Coppia nella vita e sul palco, i due artisti portano avanti una tradizione familiare che affonda le radici nella storica Compagnia Onofrio, attiva dal 1925.
Una storia nata quasi per caso. Il capostipite, il bisnonno Giacomo Onofrio, artista circense tra clown e acrobazie, scoprì i burattini durante una convalescenza in ospedale, dopo una caduta da cavallo. Per continuare a guadagnarsi da vivere iniziò a intrattenere gli altri pazienti, finché alcune suore, divertite dalla sua bravura, gli affidarono dei burattini. Un incontro decisivo: la passione che si trasformò in mestiere, poi in eredità familiare. Da allora, quattro generazioni hanno custodito e trasformato quest’arte: dal bisnonno al nonno Giuseppe, allo zio Giacomo (fratello della mamma di Fulvia), passando il testimone infine a Fulvia Marai, che ha raccolto l’attività familiare durante il periodo del Covid, alla scomparsa dello zio, rilevando teatro e bauli pieni di 70 figure costruite nel tempo.
Oggi “BUdiBà” è un colorato ponte tra passato e presente. La compagnia porta i propri spettacoli in scuole, biblioteche, parrocchie e piazze, proponendo un teatro di figura capace di parlare a bambini e adulti. Il repertorio spazia dagli spettacoli tradizionali con burattini a guanto, della durata di circa un’ora, fino agli “Incantalibri”, format più intimi e brevi nati durante l’esperienza viennese di Fulvia e Cristiano.
«Gli Incantalibri sono spettacoli pensati per spazi ridotti – spiega Marai – con piccoli burattini di carta inseriti in un libro-teatro che si apre e si trasforma in scenografia».
Il lavoro della compagnia è molto artigianale e coinvolge l’intera famiglia. Ogni nuovo spettacolo richiede circa un anno di preparazione: si parte dalla scrittura del copione, affidata a Fulvia, per poi passare alla progettazione dei personaggi e alla loro realizzazione, attività in cui mamma Ferdinanda e papà Achille sono attivamente coinvolti. Le teste sono modellate in cartapesta, i dettagli come collo e manine in legno, i costumi cuciti a mano. «Ognuno ha il suo ruolo – racconta –. Mio padre costruisce scenografie e strutture ed è anche il modellista di casa (in passato aveva uno studio di modelleria per calzature e Fulvia lo aiutava nel lavoro, ndr), mia madre cura la regia e mi sta insegnando la sartoria, mentre mio marito sta imparando la manualità».
Il risultato sono figure che possono pesare anche diversi chili, animate dalle braccia dei burattinai sollevate sopra la testa. I burattini storici della Compagnia Onofrio pesavano anche 5 chili, oggi la metà.
La scelta artistica della compagnia segna anche un’evoluzione rispetto alla tradizione. Se il repertorio storico ruotava attorno alla maschera di Gioppino e alla commedia dell’arte, “BUdiBà” ha deciso di ispirarsi alle favole classiche, ampliando la presenza di personaggi femminili e abbandonando il dialetto per raggiungere un pubblico più vasto. «È stata una scelta per rinnovarci senza perdere le radici», sottolinea Fulvia.
Nonostante l’epoca digitale, il teatro dei burattini conserva una forza comunicativa unica. «I bambini sono il pubblico più severo: se non li coinvolgi, lo capisci subito», racconta la burattinaia. «Ma quando la magia funziona, parlano con i personaggi e si lasciano trasportare. E anche gli adulti tornano bambini». Un fenomeno che la famiglia conosce bene: già in passato, durante le rappresentazioni in parrocchie e conventi, il nonno invitava sacerdoti e suore a sbirciare dietro le quinte, sorprendendoli mentre si emozionavano come spettatori inattesi.
La storia personale di Fulvia intreccia teatro classico e teatro di figura. Dopo essersi avvicinata alla recitazione per superare la timidezza, ha recitato per anni con “Il Nodo Teatro” e ha maturato esperienza sul palco anche all’estero, seguendo il marito a Vienna per lavoro. Proprio lì ha sviluppato nuovi linguaggi, esibendosi anche in strada e in più lingue. Cristiano, invece, è arrivato al teatro partendo dalla tecnica: luci e suono sono stati il primo passo, con la compagnia “Il Nodo”, prima di passare alla scena come performer. «È stato un percorso naturale – racconta Marai –. Cristiano è molto talentuoso e impara subito. Oggi lavoriamo in grande sintonia».
Il futuro di “BUdiBà” guarda oltre i confini nazionali. La compagnia punta a consolidare una programmazione stabile in Italia e ad aprirsi a contesti internazionali, come la Svizzera, dove il teatro di figura gode di grande attenzione. Tra gli obiettivi c’è anche la partecipazione a festival di rilievo, come quello di Lugano.
Al centro resta una convinzione semplice ma potente: il burattino è un linguaggio universale. «Esso sta al cartone animato come il teatro al cinema. È un’arte povera nata dalla strada, ma capace di creare emozioni profonde. Ogni spettacolo è un’occasione di incontro, per condividere risate e storie. Per i più curiosi siamo sui social e abbiamo anche un sito: budiba.github.io», conclude Fulvia Marai.
Dopo cento anni, il sipario può ancora alzarsi e la magia, ogni volta, ricomincia.

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