Senzatetto con problemi di salute trovano un rifugio a Casa Corbella

Struttura a Cadidavid che nasce dalla collaborazione tra la Caritas diocesana e il Comune di Verona

| DI Francesco Oliboni

Senzatetto con problemi di salute trovano un rifugio a Casa Corbella
Casa Chiara Corbella è molto più di una struttura di accoglienza: è una scelta di Chiesa e di comunità, un modo concreto di abitare le fragilità più profonde del nostro tempo. Situata in via Corbella, in centro a Cadidavid, la casa nasce nel 2019 da un’intuizione di Caritas veronese, grazie al sostegno dei fondi 8xmille della Chiesa cattolica, in collaborazione con il Comune di Verona, proprietario dell’immobile, per rispondere a un bisogno spesso invisibile: accogliere persone senza dimora che, oltre alla mancanza di una casa, vivono condizioni di fragilità sanitaria.
Nei giorni scorsi la nuova Casa “Chiara Corbella” è stata inaugurata ufficialmente, alla presenza dei responsabili del progetto, degli operatori e dei volontari di Caritas Verona e della cooperativa Comunità dei giovani, partner della gestione. All’inaugurazione hanno partecipato anche il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, e l’assessora alle Politiche sociali del Comune di Verona, Luisa Ceni, insieme a un nutrito gruppo di assistenti sociali della città, a testimonianza di una collaborazione concreta e condivisa tra Chiesa e istituzioni civili.
Nel tempo, Casa Corbella si è caratterizzata come uno spazio capace di offrire non solo un posto letto, ma un accompagnamento più ampio: supporto infermieristico, assistenza diurna, presenza educativa e una rete di relazioni che permette alle persone accolte di affrontare la malattia e la convalescenza senza essere lasciate sole. È una risposta pensata per chi esce da un ricovero ospedaliero e per chi convive con patologie croniche, situazioni che spesso non trovano risposta nelle tradizionali strutture di emergenza per persone senza dimora.
Il progetto ha assunto negli anni una dimensione sempre più condivisa, diventando un esempio concreto di collaborazione tra Chiesa e istituzioni pubbliche. Insieme al Comune di Verona e ad altri partner del territorio, la Caritas ha avviato un percorso di co-progettazione che ha permesso di programmare un importante intervento di ristrutturazione dell’immobile, sostenuto anche da fondi pubblici e da quelli del Pnrr. Il risultato è stato quello di rendere la nuova Casa Corbella una struttura stabile e adeguata ad accogliere tra le 15 e le 20 persone, con una presenza continuativa di operatori socio-educativi, operatori socio-sanitari e infermieri professionali. Ma ciò che rende Casa Chiara Corbella un’esperienza significativa va oltre l’organizzazione dei servizi. Come emerge anche dalle parole di don Matteo Malosto, direttore di Caritas Verona, il cuore del progetto sta nella visione che lo anima: la cura non è mai solo sanitaria, ma sempre profondamente umana. Casa Chiara Corbella nasce dall’idea che una persona non possa essere ridotta alla sua malattia o al suo bisogno, ma debba essere accolta nella sua interezza. Accanto alle competenze professionali, è fondamentale una rete di relazioni che renda la fragilità meno pesante da portare, soprattutto per chi non ha una famiglia o una casa a cui tornare.
In questo senso, Casa Chiara Corbella è un luogo dove la Chiesa di Verona sceglie di farsi prossima, di “stare dentro” le fatiche delle persone più vulnerabili, senza scorciatoie. Durante i lavori di ristrutturazione, infatti, l’accoglienza non si è mai fermata: alcune persone sono state temporaneamente ospitate in altri spazi diocesani, come l’ex sede del Cum a San Massimo, di fianco alla Pastorale giovanile, a testimonianza di una disponibilità concreta a riorganizzarsi pur di non lasciare indietro nessuno.
Il nome stesso della struttura racconta questa visione. La casa è intitolata a Chiara Corbella, giovane donna morta nel 2012, la cui testimonianza di fede vissuta nella malattia continua a parlare anche oggi. La sua figura richiama una spiritualità che non nega la sofferenza, ma la attraversa, trasformandola in occasione di amore, affidamento e speranza. “L’importante nella vita non è fare qualcosa, ma nascere e lasciarsi amare”: una frase di Chiara che sintetizza il senso profondo di questo progetto, dove la fragilità non è nascosta, ma accolta come parte della vita.
Casa Chiara Corbella diventa così un segno concreto di quella carità che si fa struttura, di una Chiesa che non si limita a rispondere alle emergenze ma investe in percorsi di dignità, cura e accompagnamento. È un progetto che mette insieme competenze, risorse e relazioni, mostrando come la collaborazione tra Caritas, istituzioni e territorio possa generare risposte nuove e più giuste. In un tempo segnato da solitudini crescenti e da fragilità sempre più complesse, Casa Chiara Corbella continua a indicare una strada possibile: quella di una comunità che sceglie di farsi casa, perché nessuno sia costretto ad affrontare la malattia e la povertà da solo.

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