Sanità, partono le Case di comunità

Venti strutture in provincia per sgravare gli ospedali

| DI Marta Bicego

Sanità, partono le Case di comunità
Una nuova fase per l’assistenza territoriale e una sanità più vicina alle necessità dei cittadini, con l’obiettivo di azzerare gli accessi “impropri” al pronto soccorso che si potrebbero risolvere senza accedere alle strutture ospedaliere. È quella dettata dalla presenza delle 20 Case di comunità disseminate nel territorio dell’Ulss 9 Scaligera, dal capoluogo all’intera provincia, per un bacino di utenza di circa 928mila veronesi. Ad oggi queste strutture sono tutte ultimate a livello di lavori edilizi e attivate entro il 30 giugno, come era previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ma serviranno tempo e professionisti della salute perché possano operare a pieno regime.
Che cosa sono. «Questo è l’inizio di una rivoluzione del sistema nazionale regionale». Così ha esordito il direttore generale dell’Ulss 9, Pietro Girardi, nel presentare nella sede direzionale di Legnago questo cambio di paradigma definito dal decreto ministeriale 77/2022, che rivoluziona il Sistema sanitario nazionale nella parte territoriale.
L'obiettivo di fondo? Creare una rete di prossimità dove il cittadino può trovare risposte tempestive e integrate direttamente sul territorio rispetto ai suoi bisogni di salute, senza andare gravare sulle strutture ospedaliere, oberate dai “codici bianchi”.
Ed è qui che entra (entrerà) in gioco la rete capillare delle Case di comunità, che il dg ha passato in rassegna nelle diverse sedi, tra ristrutturate e costruite ex novo. Ad affiancare Girardi sono intervenuti il direttore amministrativo Flavia Dal Bosco, il direttore dei servizi socio-sanitari Felice Alfonso Nava, i direttori dei distretti Mariabeatrice Gazzola (Est Veronese e Ovest Veronese) e Claudio Coppo (Verona Città e Pianura Veronese), il direttore del servizio tecnico patrimoniale Luca Avesani assieme al presidente della Conferenza dei sindaci Flavio Pasini.
«È un percorso – ha proseguito Girardi – che ha inizio dopo il 30 giugno, data che è una pietra miliare per la comprovazione della fine della parte edilizia e l’inizio di un rodaggio con quello che oggi il sistema sanitario riesce a reperire sul mercato del lavoro, perché è innegabile che alcune figure professionali in questo momento mancano». Vale a dire quei medici e infermieri che dovranno effettivamente operare tra le mura di queste strutture. Al momento, ha ammesso il dg, nelle Case di comunità «non tutto è perfetto e lo sarà a breve». Nei prossimi mesi, basandosi sulla mappatura dei bisogni di ciascun distretto e sui reclutamenti degli specialisti in atto, l’Ulss 9 procederà a un ulteriore rafforzamento dei servizi, che potranno essere a pieno regime dopo l’estate e la piena attivazione sarà raggiunta attraverso un «processo dinamico» che dipenderà anche dalle singole esigenze del territorio.
I servizi e le modalità di accesso. Il raggiungimento di questo obiettivo, ricordano i vertici dell’Ulss, è stato possibile grazie a un investimento di 42 milioni di euro di fondi del Pnrr per ristrutturare o costruire le sedi. Oltre a un intenso lavoro di coordinamento che ha visto come protagonista centrale l’accordo strategico con i medici di Medicina generale i quali – insieme ai pediatri, agli specialisti e agli assistenti sociali – costituiscono di fatto l’ossatura delle nuove équipe multiprofessionali che popoleranno queste strutture. Esse si aggiungeranno, senza sostituire, gli ambulatori già presenti sul territorio, che quindi resteranno operativi. Sono inoltre in corso contatti, ha spiegato Girardi, «con il mondo del volontariato e l’associazionismo del Terzo settore perché queste sedi diventeranno un cardine rispetto alla presa in carico delle situazioni di fragilità».
In questo concetto di salute a tutto tondo, le Case di comunità offrono un ventaglio di servizi obbligatori, tra i quali oltre alle cure primarie ci sono il Punto unico di accesso (Pua), l’Assistenza domiciliare integrata attraverso le cure primarie e le cure palliative (Adi), i servizi infermieristici di comunità e una diagnostica di primo livello. Raccomandati sono i servizi per la salute mentale, le dipendenze patologiche e la neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza; poi la medicina dello sport. Considerate facoltative sono le attività consultoriali rivolte ai minori; interventi di salute pubblica, incluse le vaccinazioni nella fascia 0-18; i programmi di screening.
Numero unico. Il tutto è collegato direttamente al numero unico europeo gratuito 116117 (attivo sette giorni su sette nelle 24 ore per le cure mediche non urgenti, in sostituzione dei vecchi contatti della continuità assistenziale o ex guardia medica) per facilitare le prenotazioni. Un passaggio importante, quest’ultimo, a livello pratico: al momento, il triage avviene attraverso questo numero regionale dove l’operatore individuerà il servizio più idoneo in base alle esigenze del cittadino. Questo significa che l’assistito non potrà recarsi direttamente nelle Case di comunità ma, una volta effettuato il triage attraverso il numero unico, dovrà attendere di ricevere le indicazioni su come procedere: se rivolgersi al proprio curante, accedere alla vicina Casa di comunità o recarsi al pronto soccorso. Anche i turisti potranno trovare una risposta.
Una svolta epocale, secondo Pasini, su un territorio che sta evolvendo e ha una popolazione sempre più anziana che accede agli ospedali: «Abbiamo strutture nuove senza ulteriore consumo di suolo e un servizio capillare che rappresenta uno strumento in più» a livello locale e che procede il suo iter accanto ai nascenti Ambiti territoriali sociali (Ats).

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