Dopo alcuni mesi di limitazioni causa lavori, con il mese di ottobre, riapre completamente il Palazzo del Vescovado di Verona.
Da secoli denominato Domus Sancti Zenonis, sorge accanto alla Cattedrale ed è documentato già nel IX secolo; nei secoli numerosi gli interventi di ampliamento, ri-organizzazione, trasformazione.
Osserva Cristiana Beghini, direttrice dell’Ufficio Beni culturali Ecclesiastici e Edilizia di Culto: «Il palazzo è un insieme stratificato: residenza, luogo di rappresentanza e testimonianza di oltre un millennio di trasformazioni della città e della Chiesa veronese».
Aggiunge Andrea Nante, storico dell’arte e consulente della Diocesi di Verona: «L’ambiente più rappresentativo è il Salone dei Vescovi, o Sala dei Vescovi antichi. Il soffitto ligneo a cassettoni risale al Quattrocento; gli affreschi eseguiti da Domenico Brusasorzi nel 1566 raffigurano architetture dipinte, paesaggi e la successione dei presuli veronesi, da sant’Euprepio a Sebastiano Pisani I».
A vent’anni dai profondi lavori del 2006, tra il 2025 e il 2026 si sono resi necessari interventi per il miglioramento sismico della Torre di Ognibene e degli edifici ad essa addossati sede dell’abitazione del Vescovo e degli uffici della Curia veronese grazie ai fondi del Pnrr.
Ulteriori lavori, in questi mesi, hanno riguardato il recupero della loggia cinquecentesca e il miglioramento energetico con l’inserimento di nuovi serramenti in metallo a taglio termico; il risanamento degli intonaci delle facciate lato Adige con finitura a “regalzier” (tipico intonaco decorato di epoca cinquecentesca veneziana) recuperati nel magistrale restauro del 2006; il risanamento degli apparati lapideidella torre di Ognibene.
L’architetto Stefano Gregolo, Responsabile unico del progetto (Rup), illustra: «Il Ministero della Cultura ha finanziato l’intervento per il miglioramento sismico con 2,2 milioni di euro, ma la responsabilità concreta della sua attuazione è stata affidata alla Diocesi di Verona. I lavori a consuntivo ammontano a 1.546.576,10 euro. Le somme a disposizione della stazione appaltante sono 653.423,90 euro. La differenza finale sull’importo dei lavori è cifra significativa: 268,23 euro. All’inizio di questo percorso, l’indicatore di rischio sismico del Palazzo era: 0,158; tradotto: 15,8%. Dopo l’intervento quel valore è diventato: 0,644 ovvero il 64,4%.».Per i lavori della Loggia: spesa totale euro 143.162,13; contributo Cei euro 60.000,00. Per la Torre: spesa totale euro 113.508,00; contributo Cei euro 60.000,00; ammissibilità ai contributi ministeriali euro 15.120,00 (stimati). Intonaci parete lato Adige e lato Cortile: spesa totale euro 114.958,20; ammissibilità ai contributi ministeriali euro 27.360 (stimati).
L’onorevole Gianmarco Mazzi, sottosegretario al Ministero della Cultura ad inizio lavori e ora Ministro del Turismo, ha inviato un videomessaggio: «Oggi inaugurate la Domus Sancti Zenonis: un luogo che rappresenta l'anima della città. È una ristrutturazione sostenuta dal governo, che restituisce a Verona un patrimonio inestimabile».
Il soprintendente Andrea Rosignoli ha detto: «La Soprintendenza ha messo in campo tutte le competenze disciplinari a disposizione. In meno di un anno si è arrivati alla conclusione dell'intervento nel rispetto dell’esistente e basato sul concetto chiave della prevenzione, che oggi è una delle priorità».
Don Luca Franceschini, direttore Ufficio nazionale per i Beni culturali Ecclesiastici e Edilizia di Culto, ha aggiunto: «Questo intervento così ben uscito è un esempio di sintonia di lavoro con la Soprintendenza, con il Ministero, con la Diocesi e tutti i tecnici che si sono adoperati in questa direzione; con il nostro ufficio verifichiamo le centinaia di lavori che ogni anno vengono eseguiti con i fondi dell’8xmille assegnati alla Chiesa cattolica».
Il vescovo Domenico Pompili ha lasciato tre immagini: «Una casa non un museo perché da oggi vorrebbe poter accogliere tutti. Il verbo abitare viene dal latino habeo che non è solo possedere, ma anche restare, prendersi cura; qui non si espone, ma si abita. La seconda è “un luogo di lavoro” perché qui, ogni giorno, lavorano donne e uomini al servizio della vita della diocesi, nello stile della “curia” – che è il contrario dell’incuria –, dello scambio, favorito anche dalla bellezza dell’ambiente, che plasma più di quel si pensi. Infine, la soglia che, come in ogni casa, deve restare aperta. Stiamo pensando a come rendere visitabile questo luogo e ci stiamo preparando al primo freddo quando torneranno ad essere qui ospitati alcuni che dalla strada saliranno all’ultimo piano sopra questo splendido salone per passarvi la notte al caldo e dopo una doccia ripartire per la giornata in giro per la città e le campagne circostanti».