Quei libri “guide turistiche” dei pellegrini dei secoli scorsi

Meravigliose opere conservate nella Biblioteca del Seminario vescovile. Non manca un’opera per andare “al Santo Sepolcro e al monte Sinai”

| DI Giorgia Saracino

Quei libri “guide turistiche” dei pellegrini dei secoli scorsi
In viaggio da Venezia a Gerusalemme, passando per Corfù, Rodi e Cipro: non stiamo parlando dell’ultima tratta organizzata da un’agenzia per le prossime vacanze, ma di una vera e propria opera che descrive un pellegrinaggio da Venezia al Santo Sepolcro, appartenente almeno al XVIII secolo. L’antico volume Viaggio da Venezia al Santo Sepolcro ed al monte Sinai fa parte del vasto patrimonio della Biblioteca diocesana del Seminario vescovile di Verona nella sua edizione del 1791, che probabilmente rappresenta la ristampa di un testo precedente. Questo libro-guida – il cui autore porta la firma di fra’ Noè Bianchi, dell’ordine di san Francesco – si distingue per essere «ricco di disegni delle città attraversate, di iconografie e di immagini curiose che raffigurano anche animali come elefanti e rinoceronti». A descrivere l’opera è Alberto Savoia, bibliotecario del Seminario, che ha sottolineato come il testo analizza in italiano i dettagli pratici del viaggio, tra cui «gli spostamenti, ciò che è possibile vedere e perfino i dazi che si devono pagare». 
Si tratta, dunque, di un vero e proprio strumento tecnologico inteso non nella moderna accezione che spesso accosta la tecnologia all’ambito digitale, informatico, quanto più nell’etimologia originale che risale ai termini provenienti dal greco e vede nella cosiddetta techne l’arte, l’abilità umana, il saper fare. Quest’opera rappresentava, quindi, un concentrato di saperi applicati per la risoluzione di un problema, proprio come gli algoritmi che danno le istruzioni alle macchine moderne per funzionare: era un pratico dispositivo utilizzabile come una vera guida turistica durante il cammino, in modo tale da avere a portata di mano le informazioni, anche grafiche, per affrontare il pellegrinaggio. In riferimento a ciò, Alberto Savoia ha precisato che il libro «presenta in sé dei segni di usura, testimoniando il largo uso che ne è stato fatto all’epoca, e per questo motivo è prossimo al restauro per preservarne la conservazione». 
Questa è solo una delle opere contenute nel patrimonio della Biblioteca diocesana del Seminario – fondata il 25 gennaio 1567 per opera del vescovo Agostino Valier – che, oggi, custodisce circa 110mila volumi, tra cui rari incunaboli e cinquecentine (libri stampati nel XVI sec., agli albori della stampa). Nel corso dei secoli sono state ampliate diverse collezioni e, oltre ai classici servizi di prestito e consultazione, ora la Biblioteca è attiva anche sul fronte della digitalizzazione di diverse riviste accademiche, manoscritti preziosi e periodici (tra cui anche Verona fedele).
Restando nell’ambito della Città Santa, un’altra opera contenuta nella ricchezza bibliotecaria è rappresentata dal plastico topografico di Gerusalemme del 1885, preparato dal matematico e geometra francese Charles Muret. Di recente e complesso restauro, il modello tridimensionale «riproduce – ha riportato Alberto Savoia – il rilievo topografico in scala della città di Gerusalemme dell’epoca ed è composto da gesso, legno e stoffa», materiali piuttosto delicati. Il plastico costituisce, inoltre, una testimonianza accurata di fine Ottocento della cittadina, «tanto che si trattava di materiale didattico, utilizzato alla fine del XIX secolo in Seminario per l’insegnamento della storia di Israele». Era stato originariamente ritrovato, infatti, nel Seminario minore di San Massimo per poi essere trasferito nella sede nei pressi di Piazza Isolo. Entrambe le opere, dunque, non sono semplici oggetti di conservazione, ma strumenti attivi che riportano alla luce la realtà dell’epoca e sono per questo utilizzabili per le attività culturali, tra cui le collaborazioni attive con la Fondazione Verona Minor Hierusalem nelle visite guidate sul tema di Gerusalemme. Questo approccio permette di collegare i viaggi del passato con gli odierni pellegrinaggi – seppur con le differenze dei mezzi di trasporto, ad esempio – creando un ponte temporale tra le due epoche che si consolida ancor di più nel rapporto di cooperazione tra la Biblioteca e il Servizio Pellegrinaggi della Diocesi di Verona.

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