Verona, crocevia di popoli e città di pace, accoglie la terza edizione di “Poeti sociali” con il desiderio che a tutti possa giungere la riflessione e la testimonianza della Chiesa, con la sua ricca Dottrina sociale. Il primo anno si era partiti sull’onda della visita di papa Francesco alla città (18 maggio 2024) e prendendo da lui quell’espressione particolare “poeti sociali” con cui amava designare tutti coloro che – con coraggio, fantasia, capacità, libertà – creano speranza contro la logica dello scarto e dell’esclusione.
Per il 2026 è stato scelto un tema “Pace, volto dell’umano”, rifacendosi al magistero di papa Leone con l’urgenza di custodire l’umano in un tempo in cui tante spinte stanno andando nella direzione della disumanizzazione. «Il volto dell’umano – spiega il vescovo Domenico Pompili – rischia di perdersi in questa cultura della guerra, sotto la pressione di una tecnologia sempre più invadente e mai neutrale, davanti a una finanza che usa l’uomo».
In particolare, un passaggio dell’enciclica Magnifica humanitas ha colpito il pastore della Chiesa di Verona e fa da orientamento a questa edizione: «Quando parla delle armi, dice che possediamo e utilizziamo una tecnologia che rende più facile colpire senza vedere in faccia nessuno; questo inevitabilmente abbassa la soglia morale del conflitto e trasforma ciascuno solo in un dato. Al contrario, la pace è la forma che l’umano prende quando gli è concesso di avere un volto: di essere qualcuno, singolare, esposto, non sostituibile».
Fin dalla prima edizione mons. Pompili ha affidato due indicazioni alla Fondazione Toniolo e al comitato scientifico: porre l’attenzione sulla pace, secondo la tradizione viva della Chiesa di Verona che comprende anche le storiche Arene di pace; farne non un festival ma una rassegna, ovvero non cercare grandi eventi o costruire palcoscenici, ma radunare attorno a tavoli, anche diversi.
C’è un invito speciale, secondo il Vescovo, a partire dagli ospiti interpellati quest’anno: «Riconoscere segni di umanità profetica, proprio nel cuore delle macerie prodotte da guerre, violenze e stili arroganti. Solo questo ci può far fuggire due rischi: da una parte, inseguire un impossibile ritorno ad un tempo migliore e dall’altra lasciarsi trascinare passivamente da un futuro già deciso da altri. Quello che invece siamo chiamati a fare è riscrivere la storia, ripartendo dalle parole che utilizziamo, dalle notizie a cui decidiamo di dare credito, dal grado di fiducia con cui trattiamo chi ci sta accanto. Crediamo che l’umano può essere ancora risvegliato e rigenerato: in questi giorni vogliamo proprio metterci attorno, insieme e nello stile della fraternità, a voci e linguaggi differenti per cogliere alcuni possibili varchi e lasciarsi accompagnare con pensiero, fede e speranza».
Ecco alcuni appuntamenti imperdibili della rassegna: