L’estate 2026 si preannuncia come un momento di rinnovamento per le proposte educative rivolte alle nuove generazioni nelle varie settimane dei campiscuola diocesani: il Centro di pastorale adolescenti e giovani (Cpag) sta avviando, infatti, una serie di iniziative che, pur mantenendo la tradizione ormai consolidata, introducono degli elementi di supporto specialistico che siano in grado di rispondere alle sfide poste dal contesto sociale contemporaneo. Al centro di questa evoluzione sta la consapevolezza secondo cui le fragilità vissute dai ragazzi, e dagli stessi animatori, richiedano oggi un’attenzione che vada oltre le semplici attività di animazione, abbracciando invece una dimensione di cura e ascolto che sia molto più strutturata rispetto al passato.
Negli ultimi anni, i responsabili delle esperienze estive hanno riscontrato la possibilità che, nelle settimane dei campi, ci si ritrovi a gestire situazioni di difficoltà di vario genere: c’è stato un incremento di episodi che toccano la sfera relazionale, disturbi legati all’alimentazione e stati d’ansia o crisi di panico che l’équipe affronta.
Proprio per non lasciare soli i giovani responsabili nel gestire tali complessità, il Cpag ha deciso di attivare a partire da quest’anno un percorso di supporto professionale che ovviamente non ha finalità cliniche – soprattutto perché problematiche così delicate non sono risolvibili nella durata di un’esperienza di una settimana –, ma mira a fornire strumenti educativi concreti per intercettare i segnali d’allarme e gestire le situazioni di crisi. Si tratta, per ora, di un progetto pilota che ha tutte le intenzioni di diventare una struttura fissa, perfezionabile negli anni.
Nello specifico, la risposta a queste necessità ha preso corpo attraverso la collaborazione con l’associazione “Colle per la famiglia - Opera Don Calabria” e in particolare con lo psicoterapeuta Riccardo Corsi che ha steso il progetto di coordinamento del team di specialisti che nelle settimane di Saf supporterà il gruppo di animatori. Si articola come un cammino di accompagnamento per agevolare un piano d’azione con maggiore sicurezza emotiva e altrettanta consapevolezza dell’importanza di avere a disposizione esperti qualificati con cui confrontarsi costantemente durante le intense settimane di attività.
Il progetto, in realtà, ha già avuto una prima fase di formazione preventiva, alla quale hanno partecipato attivamente i responsabili e tutto il personale di supporto. Durante questi incontri, condotti da psicologi e da un avvocato esperto in tutela dei minori, sono state approfondite le tematiche del disagio adolescenziale odierno e le connesse responsabilità legali.
La presenza di una figura legale è stata determinante per chiarire gli aspetti associati alla privacy e ai confini dell’intervento educativo, in modo tale che ogni azione intrapresa avvenga nella tutela della fragilità dei minori. In questa fase, sono state fornite indicazioni specifiche su come accogliere i ragazzi nei momenti di difficoltà, mantenendo però un ruolo di ascolto che non scivoli in dinamiche terapeutiche che di certo non competono ai volontari.
Detto ciò, con l’avvio delle settimane di campi estivi da luglio, il percorso entra nel vivo con il vero e proprio elemento di novità introdotto, ovvero lo spazio di confronto in itinere, che prevede incontri on line a metà settimana tra i gruppi di animatori presenti nella casa di Campofontana e il team di psicoterapeuti dedicati. Questo dialogo professionale permetterà di monitorare l’andamento del gruppo di animati, discutere eventuali criticità emerse nelle giornate e ricevere consigli mirati sulle strategie d’azione per prevenire situazioni di crisi.
Così facendo, i responsabili riceveranno uno sguardo esterno autorevole che possa orientare con efficacia le scelte da intraprendere e sostenere contemporaneamente il loro ruolo di custodi della delicata fase di crescita delle centinaia di adolescenti.
Una volta terminata l’estate, il progetto si concluderà con un momento di restituzione finale per raccogliere i frutti dell’esperienza, individuare le buone pratiche da perseguire e valutare come rendere, in un secondo momento, questo progetto pilota una componente stabile delle future stagioni estive della diocesi. La sicurezza e l’attenzione alla persona, insomma, sono dei valori irrinunciabili per il Centro diocesano veronese, certi che la garanzia di regole chiare per tutti e la qualità della cura offerta possano davvero fare la differenza in queste settimane che sono più che semplici giornate di svago e gioco.