Mario, l’ultimo reduce: a 101 anni è la memoria di guerra e resistenza

A Povegliano Mario Cavallini ha avuto onorificenze e un film sulle sue disavventure da ex militare internato italiano

| DI Beatrice Castioni

Mario, l’ultimo reduce: a 101 anni è la memoria di guerra e resistenza
A 101 anni, Mario Cavallini è diventato per la sua comunità un volto concreto della memoria. Ex internato militare italiano nel lager nazista di Königsberg, oggi Kaliningrad, originario di Povegliano e residente a Verona, ha attraversato la prigionia scegliendo di non collaborare con il nazifascismo. Una resistenza silenziosa, senza armi, fatta di dignità e coerenza morale, che gli è valsa la Medaglia d’Onore della Repubblica. 
Lo scorso dicembre la sindaca di Povegliano, Roberta Tedeschi, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedendo il conferimento della Medaglia d’Onore. A febbraio è arrivata la risposta ufficiale: il Comitato competente ha accolto la domanda, riconoscendo nella sua vicenda “un patrimonio morale di valore inestimabile per l’intera collettività nazionale”. 
La cerimonia di consegna è prevista per il 20 settembre 2026. Sarà un momento solenne, ma anche familiare: «Mio padre è entusiasta – racconta il figlio Paolo Cavallini –. È uno dei pochi ex internati ancora in vita e sente l’affetto della comunità». La sua storia ha ispirato il cortometraggio I colori della libertà, realizzato dagli studenti dell’indirizzo Audiovisivo multimediale del liceo artistico “Carlo Anti” di Villafranca. Un progetto che ha intrecciato ricerca storica, educazione civica e linguaggio contemporaneo, premiato a gennaio con il Premio nazionale “Giovanni Grillo” nella Sala della Regina a Montecitorio. 
La professoressa Grazia Felici, referente del progetto, spiega che l’idea è nata dal desiderio di rendere la memoria «un’esperienza viva», capace di parlare ai giovani. Attraverso l’incontro diretto con Cavallini, gli studenti hanno compreso la libertà non come concetto astratto, ma come conquista pagata con sacrificio. Il tema del concorso, dedicato al Tricolore, ha trovato così un volto e una storia: «I tre colori della nostra bandiera non rappresentano soltanto un simbolo nazionale, ma racchiudono valori - sottolinea la docente –. Il verde come speranza e rinascita, il bianco come responsabilità e coscienza civile, il rosso come sacrificio e passione. Attraverso la testimonianza di Cavallini, questi colori hanno assunto un volto, una voce, una storia concreta». 
Il percorso è stato strutturato come un vero laboratorio di storia e memoria: «Non si è trattato solo di studiare eventi sui manuali, ma di ricostruire vicende personali e collettive attraverso fonti dirette, diari, testimonianze». L’incontro con Cavallini in particolare ha avuto un impatto profondo: guardare negli occhi un uomo che ha vissuto la privazione della libertà ha trasformato la storia in esperienza concreta, capace di suscitare empatia e consapevolezza civile. 
Internato a soli 19 anni, dopo l’8 settembre 1943, Cavallini fu deportato fino a Königsberg e poi costretto al lavoro forzato in una fabbrica di locomotive a Monaco. Liberato dagli americani, rientrò in Italia il 2 agosto 1945 Nel 1954 ha sposato Teresa Cazzetta; dal loro matrimonio sono nati Luigi, Paolo ed Elena. Oggi è nonno e bisnonno. Negli anni ha partecipato alle commemorazioni di Balconi di Pescantina, mantenendo viva la memoria degli ex deportati. 
Tra i protagonisti del progetto c’è anche Enea Rovaglia, studente dell’indirizzo Audiovisivo multimediale, che racconta: «Abbiamo realizzato tramite un corso pomeridiano con i professori queste idee e io ho ricoperto il ruolo di direttore della fotografia e macchinista. La realizzazione del video ha richiesto un lungo periodo di ricerca e progettazione e le riprese sono state effettuate negli spazi della scuola, al monumento per gli internati di Pescantina e nei vari monumenti dedicati ai caduti di Villafranca». 
Fondamentale è stato anche il contributo dello storico poveglianese Renzo Perina: «Grazie al suo libro, dove sono raccolti i nomi e le storie degli internati nativi di Povegliano, abbiamo scoperto Mario Cavallini». Quando a gennaio nella Sala della Regina a Montecitorio gli studenti hanno ricevuto il Premio “Giovanni Grillo”, Enea dice che «è stato un momento che ci ha resi molto fieri del nostro lavoro». Ora che si prepara alla maturità, guarda al futuro con gratitudine: «Spero che questa esperienza venga riproposta anche nei prossimi anni. Per me è stata molto importante, soprattutto per capire quanto sia fondamentale il lavoro di squadra sul set, in vista del mestiere a cui ambisco». E conclude con una riflessione che racchiude il senso dell’intero progetto: «Ritengo fondamentale trasmettere alla mia generazione l’importanza dei sacrifici che stanno dietro ai colori verde, bianco e rosso, spesso sottovalutati. La bandiera italiana è un simbolo di cui essere fieri e di cui sentirsi parte, anche per rispetto di chi è morto per questi colori». Parole che, come ricorda la stessa professoressa Felici, rendono evidente il legame tra passato e presente e ci richiamano alla responsabilità di custodire, anche oggi, i valori della libertà e della dignità. 

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