L'autunno "freddo" dell'economia veronese

Troppe situazioni che congelano gli entusiasmi

| DI Renzo Cocco

L'autunno "freddo" dell'economia veronese
Agosto: fabbriche chiuse e uffici pubblici con personale ridotto all’osso per consentire ai dipendenti di godere le sacrosante ferie (e per chi può le agognate vacanze). Ma agosto, per l’economia, è anche il mese dei primi bilanci sul semestre trascorso e su quello che potrà accadere da qui a fine anno. Qual è dunque lo stato di salute del sistema produttivo veronese e come andrà a chiudere l’esercizio in corso?
Facciamo parlare i protagonisti, non prima però di avere documentato il consuntivo dei primi sei mesi perché quanto fin qui raggiunto incide sul risultato dell’intero anno. L’ultima indagine di Confindustria sull’andamento dell’economia scaligera ha registrato nel primo trimestre dell’anno una crescita del 2,3% della produzione industriale con un rafforzamento rispetto al dato di fine 2025 (+1,9%). Sono aumentate anche le vendite interne (+2,5%) e in particolare quelle verso l’Unione Europea (+6,7%) così come gli ordini alle aziende sia nel settore industriale che in quello dei servizi. Tali positivi andamenti sono stati confermati nel secondo trimestre dell’anno. Dunque nonostante il fosco quadro internazionale e la difficile congiuntura mondiale, l’economia veronese resiste, anzi mostra segni di vitalità insperati.
L’intensificazione della guerra tra Russia e Ucraina, unita alla ripresa e all’allargamento di quella tra Stati Uniti, Israele e Iran che sta coinvolgendo direttamente i Paesi del Golfo potrà dare un colpo di freno alla crescita dell’economia locale? La grande prudenza, a fronte di uno scenario in continuo cambiamento, sembra segnare le dichiarazioni dei rappresentanti veronesi delle associazioni degli imprenditori e dei sindacati dei lavoratori.
L’analisi degli imprenditori veronesi. Il presidente di Confindustria Verona Giuseppe Riello conferma che nella prima parte dell’anno le imprese hanno conseguito risultati positivi ma mette in guardia per il restante periodo. «Non va dimenticato però – dichiara a Verona fedele – che stiamo vivendo una fase che richiede prudenza nell’interpretazione dello scenario. Il nuovo rialzo dei prezzi del petrolio e del gas legato alle tensioni geopolitiche si sta infatti scaricando sui costi delle imprese: l’inflazione rientra più lentamente del previsto, il credito si irrigidisce e le decisioni di investimento vengono rinviate. Ordini, prezzi dell’energia e capacità di investire sono oggi i fattori da monitorare con più attenzione. Per consolidare questo andamento serve un’Europa che metta davvero la competitività al centro, cosa che per il momento non ci pare abbia ancora fatto. Questo significa arrivare ad un vero mercato unico dell’energia, una revisione profonda dell’Ets (Emission trading system che fissa in sede europea un tetto massimo alle emissioni prodotte dalle aziende, ndr) che tenga conto delle tecnologie disponibili e della concorrenza internazionale e risorse adeguate agli obiettivi che ci siamo dati. Decarbonizzare sì, ma senza indebolire la base industriale europea: è la nostra posizione che ci accomuna anche ad altri Paesi europei che basano l’economia sulla difesa del settore manifatturiero».
Anche Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona che riunisce circa 800 piccole e medie imprese, è sulla stessa lunghezza d’onda. «Abbiamo raggiunto – sottolinea – un meritato periodo di riposo, ma con poca serenità. Il momento economico è ben lungi dal dare segnali positivi. Il Pil arranca, a fronte anche di un calo delle esportazioni e un forte rallentamento dell’industria manifatturiera, complice ovviamente l’instabilità geopolitica e i costi energetici al di sopra della media europea. L’instabilità politica fa la sua parte, ma non siamo l’unica nazione a subirla, e non possiamo puntare il dito solo su quella. La litigiosità dei politici non ispira fiducia e sicurezza negli investitori. Purtroppo scontiamo da sempre la mancanza di una politica economica lungimirante, gli errori commessi nei decenni sui temi del nucleare, delle trivelle e l’impossibilità di procedere spediti almeno nelle poche grandi opere programmate (basta vedere cosa succede con la Tav). Sembra – conclude un po’ sconsolatamente – che in Italia nulla sia strategico per la crescita, nulla sia di interesse nazionale, tutto di parte o di pochi».
E quella dei sindacati dei lavoratori. Il segretario generale di Cisl Verona Giampaolo Veghini (che il 30 luglio scorso ha tagliato i sei anni di incarico) riconosce i progressi conseguiti dal sistema produttivo ma evidenzia anche una serie di profonde preoccupazioni dovute ad alcuni passaggi delicati. «La difesa dell’occupazione – precisa – passa ancor di più oggi dalla capacità di innovazione tecnologica e telematica delle imprese. Noi sosteniamo questo processo che vede protagonista l’Intelligenza artificiale, tanto da aver costituto come triplice sindacale Cgil-Cisl-Uil con l’Università di Verona un osservatorio sulla Ia per verificarne le applicazioni e gli impatti sul mondo del lavoro». In questo scenario di profondi cambiamenti «occorre peraltro attuare una continua politica di formazione e di riqualificazione della manodopera che, come mostrano le statistiche, sta registrando un accelerato invecchiamento, garantendo per tale via il passaggio generazionale e il trasferimento delle competenze acquisite».
Sul decisivo tema del capitale umano Veghini sottolinea come la risposta sia stata inadeguata. «Se vogliamo trattenere i nostri giovani sul territorio – evidenzia – dobbiamo assicurare loro non soltanto occasioni di lavoro adeguate anche nell’aspetto retributivo ma offrire servizi primari come, casa, sanità, ambiente e cultura». Conclude sottolineando come tra gli attori cittadini “occorra più coinvolgimento, più dialogo (pure tra le stesse sigle sindacali), più confronto per costruire tutti assieme la Verona del futuro».
Albert Einstein soleva dire che “Dio non gioca a dadi con l’universo”. Il futuro, anche nostro, è purtroppo nelle mani di alcuni potenti del mondo che, al contrario, pensano di poterlo fare con le conseguenze terribili sul piano della perdita di vite umane e della distruzione di beni che è sotto gli occhi basiti del resto dell’umanità.

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