Ci sono storie che non finiscono nei grafici e nelle statistiche. Storie che si riconoscono negli sguardi, nei silenzi, nei piccoli gesti che cambiano la vita delle persone. È questo il cuore dei dieci anni degli empori della solidarietà di Caritas Verona, celebrati al teatro Ristori. Non una semplice ricorrenza, ma il racconto di una comunità che negli anni ha scelto di non voltarsi dall’altra parte davanti alla fatica degli altri. Gli empori sono nati con un’idea semplice e potente: permettere a chi attraversa un momento difficile di fare la spesa come tutti, scegliendo i prodotti sugli scaffali, in un luogo accogliente e rispettoso. Non un pacco alimentare consegnato in silenzio, ma uno spazio dove l’aiuto diventa incontro.Oggi, dopo dieci anni, gli empori sono 15 in tutta la diocesi, affiancati da un centro logistico e da due botteghe solidali. Ma ciò che davvero conta non sono i numeri. Sono le storie. Come quella di un uomo arrivato all’emporio anni fa in condizioni difficili. Un uomo arrabbiato con la vita, diffidente, chiuso. All’inizio la sua presenza metteva quasi paura ai volontari. Non era facile parlargli, non era facile avvicinarlo. Ma l’emporio è fatto di pazienza. Di giorni che passano. Di saluti ripetuti. Di piccoli gesti che lentamente sciolgono la distanza. Oggi quell’uomo arriva con la sua borsa della spesa già pronta tra le mani. Entra, saluta, scambia due parole. Ha costruito relazioni. Non è più solo. E forse è proprio questo il miracolo più grande degli empori: non riempire soltanto una dispensa, ma ricucire le relazioni.
Durante la serata al teatro Ristori è emersa un’immagine molto forte per raccontare questi dieci anni: quella di una foresta che continua a crescere. Gli empori sono stati paragonati proprio a una foresta viva, fatta di persone, di volontari, di operatori, di famiglie che si incontrano e si sostengono a vicenda. Per rendere visibile questa immagine, sul palco sono stati collocati alcuni rami spogli. A tutti i presenti è stata consegnata una piccola foglia di carta. Su quella foglia ognuno era invitato a scrivere ciò che sente di poter offrire al progetto emporio: tempo, competenze, ascolto, amicizia. Uno dopo l’altro, le persone si sono alzate e hanno appeso la propria foglia ai rami. All’inizio erano rami secchi. Dopo pochi minuti erano diventati un albero. Un albero pieno di parole, pieno di promesse. Pieno di comunità. È stato uno dei momenti più intensi della serata. Perché in quell’immagine semplice si vedeva chiaramente la verità degli empori: la solidarietà non è un gesto isolato, è qualcosa che cresce quando ognuno decide di fare la propria parte.
«Dieci anni di empori della solidarietà non sono solo un anniversario – ha ricordato il vescovo mons. Domenico Pompili –, ma il racconto di una rete di relazioni, dignità e corresponsabilità». Parole che raccontano bene ciò che è accaduto in questi anni. Una rete fatta di volontari, parrocchie, istituzioni pubbliche, aziende, donatori e cittadini. Dietro ogni scaffale dell’emporio non ci sono soltanto prodotti alimentari, ma c’è qualcuno che ha deciso di dedicare tempo agli altri. C’è qualcuno che ha scelto di ascoltare. C’è qualcuno che ha deciso di non lasciare solo chi attraversa un momento difficile. Dieci anni sono un traguardo importante. Ma chi vive ogni giorno gli empori lo sa bene: non sono un punto di arrivo. Sono piuttosto una foresta che continua a crescere e dentro quella foresta, ogni giorno, qualcuno ritrova dignità. Qualcuno ritrova fiducia. Qualcuno ricomincia a camminare.