Mi chiamo Roberto, mi trovo in un appartamento adiacente ad una parrocchia di Verona. Questo alloggio fa parte del progetto Casa Solidale.
Avevo iniziato a stare nel dormitorio del Samaritano dopo un periodo difficile della mia vita in strada. Vivere da senzatetto nella città in cui sei cresciuto non è bello, avevo paura di incontrare persone che conoscevo e volevo mantenere una mia dignità. Non sono stati anni facili e, nella mia fragilità, sono entrato anche nel mondo delle dipendenze. Sono stato accolto al Samaritano dove ho iniziato un percorso di ricostruzione della mia persona, grazie all’aiuto degli operatori. È stato faticoso, ma ero deciso nel riuscirci, tanto che dopo un po’ di tempo hanno deciso di inserirmi in un appartamento condiviso. Quando iniziavo a vedere un bagliore in fondo al tunnel, ho avuto una ricaduta. Me ne sono andato, ho ricominciato a vivere allo sbando. Non ricordo con piacere quel periodo.
Però, dopo parecchi mesi vissuti in strada, un giorno ho deciso nuovamente di dare una svolta al mio vivere. Ho preso nuovamente contatto con il Samaritano, e le modalità che si sono sviluppate sono state diverse. C’è stato un brevissimo percorso abitativo in una parrocchia che collabora con Caritas nelle accoglienze delle persone in difficoltà in un appartamento condiviso; poi mi hanno proposto Casa Solidale, un progetto di Caritas dedicato a uomini adulti che iniziano un nuovo viaggio verso l’autonomia per ricominciare a vivere.
Ancora oggi credo che il precedente progetto non abbia funzionato perché da parte mia non c’è stata una piena apertura di fiducia nei confronti di chi voleva aiutarmi. Stavolta, invece, mi sono aperto totalmente. Il Samaritano inizialmente mi ha aiutato con l’occupazione, grazie ad alcune attività che fanno parte della sua area lavoro. Con il tempo, mi sono trovato un impiego nell’ambito ristorazione: d’altronde la casa ce l’avevo, non avevo il pensiero del dover sopravvivere e quindi potevo pensare a trovare qualcosa per me.
Finito il lavoro, rientro sempre molto volentieri nella mia nuova abitazione, perché trovo il mio spazio per poter riacquistare energie, mi rilasso e quando posso aiuto con piccoli lavori in parrocchia: pulisco il cortile della chiesa dalle foglie e se c’è qualche lavoretto, anche di manutenzione, sono a disposizione del don e dei volontari.
Credo che la fiducia sia una componente molto importante per poter costruire un percorso. Poi se alle spalle c’è serenità, sicurezza, la certezza di avere un tetto sulla testa, è possibile pensare al lavoro, al volontariato e ad aspetti che avevo tralasciato in passato, come la socializzazione o l’integrazione nella comunità parrocchiale dove sono arrivato a vivere. Insomma, ora intorno a me ci sono moltissime componenti che mi aiutano ad essere meno solo e a guardare la vita da un’altra prospettiva.
Casa Solidale è un progetto di Caritas nato nel 2011 a Verona, con l’idea centrale e ispiratrice che non sia sufficiente trovare una soluzione abitativa e un lavoro per considerare compiuto un percorso di re-inclusione sociale di una persona. Elementi cruciali in molte storie di esclusione e marginalità sono infatti la solitudine e la fragilità relazionale. Ed è così che Casa Solidale si prefigge di trovare sempre più spazi abitativi in cui ogni persona che arriva da percorsi di fragilità, possa risiedere dignitosamente con una propria autonomia, possa sviluppare una rete sociale che supporti il suo vivere quotidiano e possa vivere iniziative finalizzate all’integrazione nel territorio di residenza.
Il progetto funziona in alcuni casi in collaborazione con i Comuni di residenza di alcuni ospiti, in altri grazie a progetti finanziati da enti pubblici o sanitari. Ma è l’8xmille ordinario che ha permesso di sistemare e ristrutturare alcuni appartamenti o canoniche dove sono ospitate le persone accolte e soprattutto che concede a Caritas di proporre la realizzazione di progetti di re-integrazione e accompagnamento da parte dei suoi educatori, laddove non c’è alcuna copertura. Nel corso del 2025 il progetto ha accolto complessivamente 38 persone, in vari appartamenti sparsi in tutta la diocesi.
Casa Solidale si configura come un progetto che non offre soltanto una risposta abitativa temporanea, ma promuove un percorso di ricostruzione delle relazioni, delle competenze e della fiducia, elementi fondamentali per una reale inclusione sociale.