Bruna Filippini, una vita accanto alle donne, a sostegno delle maternità difficili, per offrire un’alternativa alla scelta dell’interruzione di gravidanza. Trentotto anni fa ha contribuito a fondare il Centro aiuto vita di Desenzano. A quasi ottant’anni, Bruna guarda al Cav di Desenzano come si guarda a una parte importante della propria storia. Non soltanto a un’associazione, a un incarico o a un lungo percorso di volontariato, ma a qualcosa che nel tempo è diventato parte della sua vita. Accanto alla sua famiglia per lei ci sono «le donne, le mamme, la vita».
Laureata in Economia e commercio, insegnante di Matematica e Scienze, madre di quattro figli, Bruna è stata presidente del Cav di Desenzano dal 1988 al 2019. Oggi ne è segretaria, mentre la presidenza è affidata a Mario Lino Bertagna, che sta per terminare il terzo mandato. Il suo impegno però non si è fermato con il passaggio di testimone. È ancora all’interno dell’associazione, che conta circa ottanta volontari, e continua a contribuire a quella che definisce una missione comune: «Stare accanto alle donne e alle famiglie nelle situazioni di maggiore fragilità».
Il Cav di Desenzano nacque nel 1988 per impulso di mons. Giancarlo Agnolini, allora parroco del Duomo di Desenzano, che coinvolse un gruppo di donne del Centro italiano femminile. Bruna ne divenne presidente quasi naturalmente, spinta da qualcosa che, racconta lei stessa, «sentiva dentro». Ma c’è un incontro che più di ogni altro ha dato un volto concreto a quella vocazione, in quel periodo.
«La prima mamma che ho incontrato, Vittoria, aveva pensato di fare un’interruzione di gravidanza e l’ho conosciuta in ospedale. Poi ci ha ripensato. Aveva così tanti problemi che ho ammirato il suo coraggio. Ho capito però che da sola non bastavo, non potevo aiutarla. Da lì è nato il desiderio di creare un gruppo per sostenerla e da lì, poi, è nato il Cav». È una storia che Bruna ricorda ancora oggi con particolare intensità. Perché dietro ogni situazione di difficoltà, prima ancora dei problemi economici o materiali, ha imparato a riconoscere una condizione spesso invisibile: la solitudine.
«Di solito ci sono situazioni molto problematiche, ma la difficoltà più grande è la solitudine – spiega –, anche quando ci sono parenti, amici e un marito o compagno. La donna si sente sola davanti a una scelta che, a volte, è costretta a fare e che dentro di sé non vorrebbe mai dover prendere».
Per questo, negli anni, il lavoro del Centro desenzanese non si è limitato alla distribuzione di beni di prima necessità. Accanto al sostegno materiale sono arrivati l’ascolto, il supporto umano e, quando necessario, quello economico. È nato il Progetto Vita di adozione prenatale, così come il Progetto Gemma, al quale il Cav di Desenzano aderisce da anni. Da circa quindici anni, inoltre, il ricavato della festa parrocchiale di Santa Maria Maddalena viene destinato proprio al Progetto Gemma, sostenendo due adozioni ogni anno.
Una rete di aiuto che nel tempo si è allargata fuori dalle mura dell’associazione. Bruna ha promosso sportelli di ascolto negli ospedali di Desenzano, Gavardo e Manerbio, perché proprio nei momenti più delicati una presenza capace di ascoltare può fare la differenza. «È il momento più difficile e va saputo affrontare e gestire», sottolinea con convinzione. Per questo le volontarie vengono formate attraverso percorsi specifici, tenuti dai nostri volontari o dal Movimento per la vita.
Il concetto di aiuto, per Bruna, non si è mai fermato alla maternità. Se una persona deve ritrovare autonomia, deve poter ricostruire le proprie relazioni, acquisire competenze, sentirsi parte di una comunità. Da qui sono nati gli orti sociali “Seminiamo insieme”, la bottega dell’usato e il negozio vintage solidale di Rivoltella, ma anche i corsi di italiano, di cucina e cucito per donne straniere e italiane.
«Soprattutto per le mamme che ospitiamo nella casa di accoglienza – continua –, il problema è la solitudine e la mancanza di relazioni positive, utili per il loro futuro. Il nostro obiettivo è accompagnarle all’autonomia».
Un percorso che, oggi, incontra difficoltà concrete. Per permettere a una madre di lavorare o frequentare un corso servono servizi di babysitting o un posto al nido, e famiglie di appoggio attraverso l’affido leggero. E poi c’è il problema della casa. «A Desenzano e nei paesi limitrofi oggi è impossibile trovare una casa in affitto e se la si trova ha costi insostenibili per una persona sola con figli», osserva Bruna.
Sono cambiate le fragilità delle famiglie, nel corso dei decenni, ma alcune forme di solitudine sembrano essere rimaste. Oggi, secondo la sua esperienza, pesano rapporti di coppia difficili, relazioni complicate con la famiglia d’origine, precarietà lavorativa e una crescente difficoltà a immaginare la maternità in una vita già piena di incertezze e impegni.
Per la sua dedizione al sociale Bruna ha ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Bulloni del Rotary Brescia-Nord nel 2020. Ma quando le si chiede che cosa le abbiano insegnato tutte le persone incontrate negli anni, la risposta sorprende per la sua semplicità: «A volte mi chiedo: noi siamo abituati a vedere, considerare, valutare le difficoltà e le povertà degli altri, ma non riusciamo a riconoscere i nostri limiti e le nostre difficoltà. Spesso le persone che aiutiamo, ci aiutano a capire tutto questo».
Forse è proprio qui il senso più profondo della sua esperienza. Nel ribaltamento dei ruoli: chi riceve aiuto finisce per insegnare qualcosa a chi lo offre. Così, oggi Bruna non sente più che sia il Cav ad avere bisogno di lei. Sa di aver contribuito a costruire una realtà capace di andare avanti grazie a tanti volontari preparati e a una nuova organizzazione, resa più semplice anche dagli strumenti di comunicazione moderni.
«Sono uscita da poco dall’ospedale – conclude – e il mio pensiero è sempre andato alla mia famiglia e al Centro aiuto vita, che è parte della mia stessa vita, e ciò mi rende felice!».