I 100 anni del ponte che celebrò la Vittoria

Doveva unire il centro al nuovo quartiere di Borgo Trento, fu distrutto dai Tedeschi nel 1945

| DI Emma Cerpelloni

I 100 anni del ponte che celebrò la Vittoria
Un secolo fa, il 27 febbraio 1926, avvenne la posa della prima pietra del ponte della Vittoria, che verrà ultimato tre anni dopo. Il progetto è di Ettore Fagiuoli, il più famoso e il più attivo architetto di Verona del primo Novecento, e dell’ing. Ferruccio Cipriani. L’opera, approvata dal Consiglio comunale già dal 1923, fu costruita per collegare il centro storico al nuovo quartiere di Borgo Trento e fu intitolata alla battaglia di Vittorio Veneto, che ha portato alla vittoria della Prima Guerra mondiale e per ricordare i caduti veronesi. Il progetto, scelto fra altri 40, intitolato Nec descendere nec morari, (né discendere, né indugiare, una locuzione che era usata come motto dagli Scaligeri), prevedeva un ponte monumentale a tre arcate e due pile, in corrispondenza delle quali sporgevano delle terrazzine panoramiche. Durante i lavori, affidati all’impresa Tosadori, che avevano previsto anche la demolizione di alcuni edifici dell’antico quartiere di San Michele alla Porta, dal lato della città antica, sono stati trovati i resti del tempio di Giove Lustrale, che vennero ricomposti prima in piazzetta Santi Apostoli e poi nei giardini del cimitero, dove si trovano tuttora. Non mancarono polemiche per aver cancellato una zona molto caratteristica e ricca di storia. Dall’altra parte, fu previsto un ampio piazzale, intitolato a Raffaele Cadorna (oggi la dedicazione è oggetto di polemiche). La cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte si tenne il 4 novembre 1929, ma solo nel 1931 vennero realizzati sulle testate quattro basamenti su cui furono affissi passi scelti di alcuni bollettini della Grande guerra, tra cui quello della Vittoria del 4 novembre 1918. Gli altri bollettini sono invece datati 24 maggio 1915 (entrata in guerra dell’Italia), 23 novembre 1917 e 23 giugno 1918. Sopra i basamenti furono posti gruppi scultorei in bronzo, con statue equestri e personaggi mitologici che simboleggiano la Vittoria: i gruppi di destra furono realizzati da Mario Salazzari, uno dei maggiori scultori veronesi; quelli di sinistra da Angelo Biancini, un artista di Castel Bolognese. I due gruppi di Salazzari rivisitano liberamente modelli originali greci. Invenzione dello scultore è il sensuale nudo femminile alato, armato e sospeso in volo, mentre incita e guida verso la vittoria il gruppo equestre.
In uno dei gruppi di Biancini non è chiaro se, con intenzione sarcastica, la Vittoria è raffigurata in atto di tagliarsi con la spada il pollice. Anche questo ponte venne fatto saltare la notte del 25-26 aprile 1945 dai soldati tedeschi in ritirata, insieme a tutti gli altri ponti di Verona. Rimase integra unicamente l’arcata di destra. Dopo la guerra, Fagiuoli rielaborò il progetto precedente, togliendo le terrazzine panoramiche, che erano piaciute molto al momento della scelta e inserendo lampioni, disegnati dall’architetto stesso. 
Il 29 agosto 1953 il ponte venne riaperto al traffico; tuttavia i gruppi bronzei, rimossi durante la guerra, furono riposizionati dopo, in quanto il sindaco di quegli anni (Giovanni Uberti) si oppose alla loro ricollocazione in quanto i cavalli offendevano la morale. Alcune manifestazioni, anche con sfumature goliardiche, convinsero il sindaco a ricollocare le statue e così il 4 novembre 1953, anniversario della vittoria, venne inaugurato il ponte ricostruito e completato. Ricordiamo infine alcuni dati: il ponte della Vittoria, realizzato in calcestruzzo armato e rivestito in una pietra simile al marmo, è formato da tre arcate, la centrale di 35 metri e quelle laterali di 32 metri. Gli archi sono a geometria policentrica per risollevare la massa del ponte il più possibile e facilitare il passaggio dell’acqua in caso di piena, anche grazie ai due fori posti in asse con le due robuste pile. Resta uno dei ponti più elaborati ed eleganti fra quelli del Novecento.

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