Senza saperlo, Verona ha da circa vent’anni una ambasciatrice nel mondo. È un’ambasciatrice particolare che si è data una missione specifica, quella di diffondere le best practices, la migliore metodica, per far crescere persone (ma soprattutto figli) bilingui.
Questa ambasciatrice si chiama Karin Martin, ha un percorso di studi fortemente orientato alla linguistica, ovvero allo studio scientifico del linguaggio. Ha conseguito una laurea triennale in Lingue e culture straniere, una laurea specialistica in Linguistica con specializzazione in bilinguismo e dislessia evolutiva e un dottorato di ricerca nelle stesse materie.
«Il mio percorso unisce la passione per le lingue alla ricerca scientifica e all’esperienza di vita all’estero, con le relative sfide di adattamento linguistico e culturale, mantenendo sempre un’attenzione particolare ai processi di apprendimento linguistico nei contesti plurilingui», chiarisce la docente.
Lei è una consulente esperta in bilinguismo e multilinguismo: «Mi occupo di multilinguismo a 360 gradi: sono consulente e formatrice esperta in bilinguismo e multilinguismo, collaboro come docente associata con diverse università, insegno italiano e mi occupo anche di formazione nel campo della linguistica applicata e dell’educazione linguistica – precisa la professoressa –. Qualcuno mi chiede quante lingue parlo. L’italiano è la mia lingua nativa. L’inglese è stata la mia lingua di studio e di numerose specializzazioni. Inglese, spagnolo e tedesco sono le mie lingue di lavoro e le parlo a un livello di competenza avanzato. Il tedesco è stato la lingua della mia quotidianità per dodici anni, mentre vivevo in Austria; oggi è stato sostituito dallo spagnolo e dal catalano, le lingue della Catalogna dove attualmente risiedo. Ho inoltre una conoscenza basica di francese, portoghese, svedese e arabo. La questione non è però quante lingue si parlano, ma comprendere come si apprendono, come si gestiscono nella vita quotidiana e come si “nutrono” per non perderle nel tempo. La mia attività professionale si concentra sui meccanismi cognitivi, relazionali e sociali che regolano l’acquisizione linguistica».
La docente si occupa inoltre di formazione professionale per insegnanti in italiano, inglese, tedesco e spagnolo, rivolta al personale docente che lavora con classi multiculturali e plurilingui; ma anche di formazione per futuri tutor di dislessia, in particolare per chi lavora con bambini con background linguistico e culturale diverso.
Martin precisa quale è la metodologia da lei applicata: «Il mio metodo si basa su tre pilastri: consapevolezza, atteggiamento e abilità, ed è applicabile a qualsiasi lingua. In alcune famiglie si desidera mantenere attivamente l’italiano vivendo all’estero; in altre si sceglie una competenza più passiva. Ogni famiglia fa scelte diverse in base alle esigenze, al contesto di vita e alla visione a lungo termine».
Alla domanda su quali sono le caratteristiche richieste a un professionista del settore, la docente risponde così: «Per quanto riguarda i servizi che offro in qualità di consulente e formatrice, sono imprescindibili una conoscenza approfondita e dimostrabile della materia e un aggiornamento scientifico continuo. In un ambito come il multilinguismo non si può lavorare per opinioni personali, ma su basi di ricerca solide e attuali. Sono altrettanto importanti competenze interculturali molto elevate ed esperienza di vita vissuta all’estero in diversi Paesi, perché il multilinguismo non è solo una questione linguistica, ma anche culturale, identitaria e sociale».
Il caso più ricorrente che la docente si trova ad affrontare riguarda famiglie con genitori di lingua e cultura diverse, che desiderano trasmettere entrambe le lingue ai figli, spesso vivendo in un Paese dove se ne parla una terza: «Lavoro molto con italiani all’estero che desiderano mantenere il legame linguistico con l’Italia, ma non sono la maggioranza delle persone che mi contattano. Il primo passo è liberarsi dei falsi miti sul bilinguismo. L’acquisizione linguistica nei bambini parte dalla relazione e dalla motivazione. Non c’è apprendimento se il bambino non sente il bisogno di usare quella lingua per comunicare, per sentirsi parte di un gruppo, per giocare e per sentirsi accolto. Ho spiegato ciò nel mio libro Mamma, che lingua! Multilinguismo: istruzioni per l’uso. Molti bambini e bambine italiane che crescono all’estero, così come tanti bambini con background migratorio che vivono e sono scolarizzati in Italia, non raggiungono alte competenze nella lingua o nelle lingue di famiglia (che si tratti dell’italiano o di un’altra lingua). Le loro lingue spesso non vengono valorizzate a scuola e nella società più ampia: si dà priorità quasi esclusivamente alla lingua di istruzione. In questo modo si rischia non solo di perdere un patrimonio culturale immenso e di logorare le relazioni familiari, ma di privare bambini e bambine dei vantaggi cognitivi, neuronali, emotivi e interculturali che il bilinguismo può offrire», conclude la professoressa Martin.