Così l’agricoltore migliora il raccolto con l'Intelligenza artificiale

| DI Adriana Vallisari

Così l’agricoltore migliora il raccolto con l'Intelligenza artificiale

Gli informatici Elisa Dietmann e Nicola Bortoletto con il vescovo di Verona mons. Domenico Pompili

L’Intelligenza artificiale si può applicare a tutti gli ambiti della conoscenza. Già oggi, in campo medico, l’Ia aiuta i medici nell’analisi delle immagini radiologiche: le confronta con milioni di immagini cliniche del passato, evidenziando anomalie o lesioni piccolissime che l’occhio umano rischierebbe di non cogliere subito. Con riflessi positivi sulla tempestività delle cure.
Ma usiamo l’Ia quasi ogni giorno senza farci caso; ad esempio, quando apriamo il navigatore sullo smartphone, per sapere quale è la strada meno trafficata da prendere. Come fa a dircelo? L’Ia incrocia in tempo reale la posizione di migliaia di automobili e prevede dove si formerà il traffico, calcolando all’istante il percorso più veloce. Inoltre, nelle auto di nuova generazione, l’Ia analizza le immagini delle telecamere di bordo e attiva la frenata automatica di emergenza se un pedone o un ostacolo attraversano all’improvviso. Utile, no?
Sono alcuni esempi che fornisce l’informatico Nicola Bortoletto, vertical market director in Villanova.ai; si occupa di soluzioni di Ia applicate a settori verticali, con particolare focus sull’agricoltura di precisione. Insieme alla collega Elisa Dietmann ha lavorato, per applicarlo al settore vitivinicolo, al Progetto europeo Villanova, un’iniziativa strategica europea e nazionale (nell’ambito dell’Ipcei Cis - Cloud Infrastructure and Services) guidata da Villanova.ai Spa, una newco fondata da Tiscali e Expert.ai Spa. Qui l’Ia permette di prevedere la quantità e la qualità del raccolto e di proteggere le piante dalle malattie. Come?
L’Ia a servizio dell’agricoltura. «Il sistema stima con largo anticipo la produzione di uva per ettaro e ne calcola la qualità futura (grado zuccherino, acidità e polifenoli), permettendo al viticoltore di pianificare al meglio le lavorazioni – spiegano –. Inoltre, l’Ia analizza il microclima e le fotografie delle foglie scattate con lo smartphone per riconoscere subito i sintomi di infezioni come la peronospora o l’oidio. Invece di spruzzare prodotti chimici a intervalli fissi, l’agricoltore viene avvisato di trattare solo quando e dove serve davvero, riducendo l’uso dei pesticidi fino al 35%».
L’Intelligenza artificiale, insomma, agisce come un consulente agronomico digitale sempre presente tra i filari e le pergole. «L’Ia non sostituisce la capacità o l’esperienza dell’uomo, ma gli mette a disposizione dati chiari e organizzati per lavorare meglio, ridurre i rischi e risparmiare risorse – sottolineano –. Invece di affidarsi solo all’intuito o a controlli visivi saltuari, il sistema raccoglie ed elabora in continuo i dati che arrivano dalle stazioni meteo, dai sensori nel terreno, dai droni e dai satelliti».
L’algoritmo, in pratica, analizza i dati del suolo, del meteo e delle piante e suggerisce la soluzione migliore, spiegandone il motivo e mostrando le cause agronomiche e microclimatiche che hanno generato quella stima. «Ma la decisione finale, la scelta pratica di intervenire in vigneto e la responsabilità dell’azione restano sempre ed esclusivamente nelle mani e nella testa dell’agronomo o dell’agricoltore», precisano gli esperti.
Un campo sperimentale tra Bardolino e Albarè di Costermano. Il progetto è stato presentato di recente alle Tenute Giuliari Don Bosco, l’azienda agricola dell’Istituto professionale “Tusini” di Bardolino. Nella zona del lago di Garda, i salesiani hanno messo a disposizione degli informatici tre ettari di vigneto. «Per noi è un banco di prova: l’Intelligenza artificiale non si sviluppa chiusi in un laboratorio, ma lavorando a stretto contatto con chi il campo lo vive ogni giorno: l’obiettivo è unire la potenza di calcolo della tecnologia con l’esperienza, l’intuito e il sapere pratico degli agricoltori e degli agronomi che operano sul terreno», fanno sapere.
Qui sono state installate piccole stazioni meteo e sensori nel terreno e tra i filari, capaci di misurare in tempo reale parametri fondamentali come l’umidità del suolo, la bagnatura delle foglie e la temperatura della chioma. C’è poi un monitoraggio aereo continuo: «Incrociamo le immagini dei satelliti con i rilievi dei droni e con le telecamere intelligenti montate sui trattori o usate da smartphone, così da cogliere subito i primissimi sintomi di una malattia o di uno stress idrico», spiegano.
Le informazioni raccolte vengono poi elaborate dal sistema, attraverso “motori esperti” dedicati ai singoli aspetti della pianta: dalla fertilità del suolo allo stress idrico, fino alle condizioni microclimatiche che favoriscono l’attacco dei funghi. L’Intelligenza artificiale unisce tutti i tasselli per creare una “fotografia digitale” completa e aggiornata del vigneto: incrociando le regole biologiche della vite con algoritmi predittivi e di visione artificiale, è in grado di stimare con anticipo la quantità e la qualità del raccolto e di diagnosticare precocemente le malattie, anche analizzando le immagini delle foglie.
I consigli pratici finiscono sullo smartphone dell’agronomo o sul computer di bordo del trattore. «In questo modo chi lavora la terra sa con precisione millimetrica dove e quando intervenire, riuscendo a utilizzare acqua, concimi e prodotti di difesa solo dove servono davvero – chiariscono Bortoletto e Dietmann –. Lavorare fianco a fianco con le strutture del territorio ci permette di verificare sul campo se le stime dell’Ia sono corrette, perfezionando lo strumento sulla base del riscontro reale di chi produce il vino».
Un alleato per affrontare la crisi climatica. Di fronte a stagioni sempre più imprevedibili, questo sistema si propone di essere un alleato fondamentale per gestire la terra in modo più sostenibile e resiliente. «I vantaggi pratici per i viticoltori sono immediati – elencano i programmatori –. In primo luogo c’è la gestione intelligente dell’acqua, perché l’Ia capisce in tempo reale quando le viti soffrono per il caldo o la sete e indica all’agricoltore quanta acqua distribuire, evitando sprechi, proteggendo le piante dai picchi di calore e salvaguardando la salute dell’uva; a questo si affianca una forte riduzione della chimica sul campo: prevedendo con precisione le condizioni favorevoli alle malattie, i trattamenti vengono effettuati solo quando servono davvero e nelle finestre meteo migliori».
I risultati? Un risparmio concreto di costi e di consumi. «Meno uscite col trattore significa ridurre i consumi di carburante, risparmiare acqua, diminuire l’usura dei macchinari e ottimizzare il lavoro dell’uomo – rilevano –. Ma il beneficio più importante è la garanzia della qualità dell’uva e del vino: proteggendo il raccolto dagli sbalzi di temperatura e dalle anomalie stagionali, il sistema aiuta a preservare il grado zuccherino, l’acidità e la ricchezza di colore dell’uva, assicurando un prodotto eccellente anche nelle annate climaticamente più difficili».
Oltre alla vigna di don Bosco, questo strumento potrebbe applicarsi a qualsiasi azienda vitivinicola veronese, assicurano. «È semplice ed economico, accessibile anche alle piccole e medie cantine senza bisogno di investire in computer costosi o di possedere competenze informatiche avanzate – concludono –. Il sistema si mantiene aggiornato in autonomia, leggendo e integrando i bollettini fitosanitari della Regione e i disciplinari della produzione biologica e integrata; questo garantisce all’azienda agricola di operare sempre in perfetta sintonia con le normative e le linee guida ufficiali del territorio». 
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Di Intelligenza artificiale si parlerà anche nella terza edizione di Poeti sociali (21-25 ottobre). La prima serata, mercoledì 21 ottobre alle 20.45 nella chiesa di San Bernardino, avrà come tema “Salvare l’umano al tempo dell’Ia. La provocazione di papa Leone”; il giornalista Ezio Mauro e il sociologo Mauro Magatti dialogheranno a partire da una domanda: che ne è dell’umano in un tempo di macchine intelligenti? Ad accompagnarli la cronaca quotidiana, segnata da guerre e disuguaglianze, e il magistero di papa Leone con il suo continuo richiamo alla dignità della persona.
Sabato 24 ottobre alle 9 nel Salone dei vescovi del palazzo episcopale, la lectio magistralis del cardinale Angelo Bagnasco: “Magnifica humanitas. Sulla custodia della persona umana”. Già presidente della Conferenza episcopale italiana (2007-2017) e poi di quella europea (2016-2021), è attualmente consulente ecclesiastico dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) nazionale. Introdotto da don Renzo Beghini, presidente della Fondazione Toniolo, presenterà l’enciclica di papa Leone XIV, Magnifica humanitas, che sottolinea come le questioni legate all’Ia siano, prima ancora che tecnologiche, di natura antropologica: ciò che è in gioco è il significato stesso dell’essere umani.

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