Con Arcobalì si colorano i sogni

Caritas fa partecipare a spettacoli chi non può farlo per questioni economiche

| DI Francesco Oliboni

Con Arcobalì si colorano i sogni
A Verona lo abbiamo conosciuto durante Incontrarti, lo spettacolo sull’inclusione in Arena di Verona organizzato da La Grande Sfida, Caritas e Unitalsi. È un grosso unicorno bianco, con i capelli colorati e una maglia rossa. Si chiama Arcobalì ed è la mascotte simbolo del progetto solidale promosso dall’associazione Coloriamo i sogni in collaborazione con Caritas Italiana e molti altri partner che stanno sostenendo l’iniziativa.
È stata Barbara Simoncelli, di Caritas Verona, a spiegare chi è Arcobalì e cosa significa questo progetto: «L’idea nasce con un obiettivo semplice, ma straordinario: donare a persone e famiglie in difficoltà la possibilità di partecipare a concerti ed eventi, trasformando la musica e lo spettacolo in un’occasione concreta di incontro e partecipazione. La mascotte rappresenta proprio questo desiderio di inclusione e solidarietà dell’associazione Coloriamo i sogni».
La presenza così imponente dell’unicorno sul palco dell’Arena, insieme ai bambini del progetto di Caritas “Occhio al futuro”, non è passata inosservata… «L’iniziativa – spiega Simoncelli – prevede come mascotte un unicorno, quindi un personaggio di fantasia, ma anche così colorato, perché vuole rappresentare proprio l’idea di voler donare momenti di felicità e spensieratezza a persone che vivono periodi di difficoltà nella loro vita».
Prima dell’Arena, Arcobalì era apparso anche al Festival di Sanremo 2026, alla presenza del direttore di Caritas italiana, don Marco Pagniello, e del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, segnando l’inizio di un percorso destinato a lasciare il segno. Da quel debutto in poi è iniziato il viaggio attraverso l’Italia, portando con sé un messaggio di inclusione, speranza e condivisione. Conclude Simoncelli: «La scelta è stata quella di abbinare l’associazione a eventi dello spettacolo. È in quel contesto che si possono regalare sorrisi in tutto il Paese ed è qui che si inserisce anche la collaborazione con Caritas italiana: è grazie a Coloriamo i sogni che persone che non potrebbero permettersi di partecipare a concerti o altri momenti di svago o spettacolo, adesso finalmente possono. La missione di Arcobalì è quella di ricordare che ogni piccolo gesto può dare speranza e felicità».
Coloriamo i sogni in queste settimane ha permesso – a persone accolte o accompagnate dai progetti di Caritas Verona – di partecipare, insieme ad alcuni operatori e volontari a qualche spettacolo in città: il concerto-evento dei Pooh il 17 maggio, dove si sono celebrati i sessant’anni di carriera della storica band, e i più recenti concerti di Arisa e dei Nomadi al Teatro Romano di Verona. Ora il percorso continua nel resto dell’Italia, dove Arcobalì continua la sua mission solidale partecipando parallelamente agli appuntamenti musicali come protagonista anche di numerose iniziative ad ingresso libero dedicate alla prevenzione cardiaca, alla tutela dell’ambiente e alla promozione della natura, ampliando così il proprio messaggio di attenzione al benessere delle persone e del territorio.
Tra l’altro il primo giugno scorso la mascotte ha ricevuto il premio “Pace e Solidarietà don Tonino Bello” a Tortoreto, in Abruzzo, un importante riconoscimento che testimonia il valore sociale del progetto e del suo impegno concreto a favore delle persone più fragili.
Don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, ha più volte ribadito in pubblico il valore di questa iniziativa: «Per molte persone e famiglie accompagnate dalla rete Caritas, partecipare a un concerto o a un evento può sembrare un’esperienza lontana, quasi irraggiungibile. Rendere accessibili questi luoghi significa affermare che nessuno deve essere escluso dalla vita sociale e culturale del Paese. La musica e l’arte in generale, quando si aprono alla solidarietà, diventano spazi capaci di restituire fiducia e speranza. Per questo Caritas ringrazia produttori, artisti e tutti i sostenitori che hanno scelto di contribuire a una solidarietà vera e accompagna con convinzione questo progetto, perché ogni invito donato può trasformarsi in un segno concreto di vicinanza e in una occasione per tornare a sentirsi accolti, riconosciuti, attesi».

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