Se i cellulari sono spenti, la vita si accende. L’hanno sperimentato sulla propria pelle i quattordicenni che dal 12 al 18 luglio hanno partecipato ai campi diocesani Saf (Settimana di azione e formazione) a Campofontana, in Lessinia.
Hanno vissuto per una settimana lontano dagli schermi, ritrovando la socialità e vivendo appieno questa esperienza di crescita interiore. Il risultato? «Hanno stretto più amicizie con i coetanei e abbiamo visto un miglioramento dell’attenzione, erano più partecipi». A tirare un bilancio sono Michela Bellani e Giacomo Contro, 28 anni, vicedirettori del campo “Wow” e coppia di sposi nella vita; insegnante di lingue lei, programmatore informatico lui, rispettivamente originari di Bovolone e Oppeano, hanno scelto di trascorrere anche quest’anno le ferie estive impegnandosi in questa attività, seguendo i 25 animatori di varie età, dai 17 ai 28 anni, presenti al campo.
«Già da qualche anno ritiravamo i telefoni dei ragazzi, ma li davamo il giovedì sera, dopo la camminata, perché sentissero i genitori: quest’anno invece sono rimasti per la prima volta sempre senza – raccontano –. In tutto erano 150 adolescenti e solo 35 avevano portato con sé lo smartphone: ce l’hanno consegnato a inizio campo e l’abbiamo ridato loro alla fine».
Reazioni? Crisi di astinenza? «Solo in pochi casi: abbiamo visto qualcuno un po’ agitato all’inizio, ma poi tutto è rientrato, i benefici si sono visti», dicono. Con i dispositivi chiusi a chiave in un armadio («Non tanto per la paura che li prendessero, ma perché sono telefoni da mille euro l’uno»), tra i pascoli della Lessinia le batterie dei ragazzi si sono ricaricate.
«Il telefono li allontana tanto, secondo noi: invece senza abbiamo visto che nei momenti liberi chiacchieravano di più tra di loro – rilevano i giovani referenti –. Erano presenti mente e corpo, e hanno fatto più amicizie: il sabato, ultimo giorno di campo, molti si salutavano piangendo. Durante la tradizionale camminata prevista nel programma, un ragazzo ci ha chiesto: “Ma dopo ce li ridate i telefoni?”; noi gli abbiamo detto: “Sei sicuro che ti serve?”, e lui: “In effetti no”...».
Insomma, se la tentazione c’è stata, hanno resistito. «E questo crediamo gli abbia fatto bene, perché spesso nella vita quotidiana sono immersi nei social e ne diventano un po’ dipendenti», aggiungono. Il filo conduttore del campo Saf “Wow”, che verrà riproposto anche dal 23 al 29 agosto, è “Siamo fatti per un Amore grande, siamo fatti per il Cielo!”. «Si affrontano temi importanti, a partire dal proprio corpo, che in questo periodo della vita cambia molto; parliamo di differenze tra maschile e femminile, di pornografia, dei modelli che propongono la moda e i social, a cui gli adolescenti si conformano, spesso senza pensarci – proseguono –. Si cerca insomma di fare evangelizzazione e al contempo si dialoga e si invita alla riflessione. Vediamo che quando si sentono trattati come persone che stanno diventando grandi, si sentono più compresi».
Col telefono lontano, oltre ad aver partecipato attivamente alle attività (a turno lavano le camere, la cucina, vanno a prendere la legna...), molti di loro si sono aperti e hanno cercato le figure di riferimento del campo. Oltre a Martina e Giacomo, c’erano i vice animatori di servizio Francesco Ballarini e Martina Ragone; la famiglia a disposizione dei ragazzi, composta da Maria Vittoria Dosso, medico e futura mamma, e Luca Filippini; gli animatori e i sacerdoti: don Luca Zamboni, direttore del campo, e don Stefano Ongaro, il “prete della collina del silenzio” (per gli animatori c’erano anche i due “preti della panchina”, don Marco Accordini e don Daniele Bogoni).
Il detox digitale ha funzionato così bene che è stato esteso anche ai campi dedicati ai ragazzi e alle ragazze di 15 e 16 anni, che frequentano la prima e la seconda superiore. «I ragazzi riescono a gestire questa privazione, alcuni genitori un po’ meno... Più d’uno ha chiamato la casa per sapere come stavano i figli», concludono i coordinatori. Loro, serafici, hanno risposto: «Se non vi abbiamo chiamati significa che va tutto alla grande!». Come a dire: un po’ di distanza fa bene a tutti...