Casa accogliente per un'esperienza di fede e quiete

Quella diocesana di Roverè è disponibile tutto l'anno

| DI Marta Bicego

Casa accogliente per un'esperienza di fede e quiete
Un luogo in cui incontrare davvero il Signore. È un’estate di cambiamenti per la Casa diocesana di formazione di Roverè. Una ventata di aria nuova è quella che porteranno i campiscuola del Centro pastorale ragazzi, ora trasferiti qui da contrada Tracchi, a scandire le prossime settimane. Infatti, in via Monterecamao, si lavora per sistemare gli ultimi dettagli e rendere la struttura ancora più accogliente.
Al resto pensa la natura silenziosa: dalla pace del parco esterno si passa all’interno dell’edificio che nella sua semplicità dispone di una grande sala da pranzo; di spazi dedicati alla preghiera; di 170 posti letto tra camere singole, doppie e multiple; di sale riunioni per convegni, congressi e momenti formativi.
A fare la differenza sono anche e soprattutto le persone. C’è il personale che si muove instancabilmente tra le cucine, i tavoli della sala da pranzo, le stanze da letto da rassettare. C’è un nuovo direttore della struttura, don Mattia Mengalli, che è anche responsabile del Cpr, con l’idea di ampliare le prospettive per questa sede che è storicamente una fucina di vocazioni. Ci sono infine Maurizio Gandin e Monica Siorpaes, coniugi originari delle montagne di Cortina d’Ampezzo che dal novembre 2021 si sono trasferiti in Lessinia e sono divenuti i custodi della Casa diocesana.
«Le persone che arrivano qui, consapevoli o meno, hanno l’opportunità di vivere un vero incontro con il Signore e questo è lo scopo di questa casa. Al di là delle attività che si fanno – la formazione, gli esercizi spirituali, ora i campiscuola – è un luogo, se posso dire, benedetto. Poi ci siamo io e Maurizio ad occuparci dell’accoglienza, anche con la forza del nostro sacramento del matrimonio», esordisce lei. Particolare cura è data alla cucina, semplice ma sana, e alla pulizia. E in particolare, interviene il marito, «alla preghiera che non è solo ad appannaggio esclusivo dei religiosi. Qui tutti possono trovare il tempo e il modo di pregare. Questo è un luogo di discernimento, di ascolto».
A livello diocesano, interviene don Mengalli, «questa struttura è sempre stata di riferimento anche a livello vocazionale, essendo stata in passato seminario. I seminaristi e i preti giovani sono venuti a vivere gli esercizi spirituali o dei ritiri a Roverè, passaggi delicati ma fondamentali della propria vocazione». Due sono le immagini che evoca: quella di Mosè, al roveto, esortato a togliersi i sandali perché sta calpestando una terra sacra; e quella del Monte Tabor, il luogo della trasfigurazione, dal quale si ritorna con un cuore rinnovato e lo sguardo pieno di vita. «Vorremmo che questo luogo potesse essere sempre così per gli ospiti che lo frequentano», auspica il sacerdote.
Ecco la novità dei campiscuola, dopo 40 anni di permanenza nella struttura in località Tracchi di Bosco Chiesanuova che necessitava ormai di manutenzioni, e la decisione – condivisa con il vescovo Domenico Pompili e l’economo don Nicola Moratello – di trasferire l’estate dei ragazzi a Roverè. Ma non solo. Pensando in una prospettiva ancora più ampia a questo luogo in cui i sacramenti del sacerdozio e del matrimonio si incontrano, spiega il direttore, «che diventa occasione di evangelizzazione. Una finestra aperta sulla diocesi per tutto il tempo dell’anno. In un momento in cui molte realtà chiudono, anche a causa dei costi, decidere di investire su questa struttura è un segno per offrire delle esperienze forti».
In un’epoca di crisi delle vocazioni, interviene Siorpaes, «bisogna avere speranza e creare il modo, i luoghi e i tempi. A questo si presta questa casa».
Nel solco, si inseriscono le nuove proposte che sono state pensate all’interno della struttura, prosegue don Mengalli: «La prima è coinvolgere tutti i sacerdoti, anziani e non, che vogliono prendersi un tempo anche di vacanza e di riposo. Li abbiamo invitati durante le settimane dei campi estivi per vivere un po’ di fraternità e sentirsi utili per il proprio ministero, ad esempio rendendosi disponibili per le confessioni».
La seconda proposta rimanda invece al 13 agosto, in occasione dei 90 anni della consacrazione della chiesa grande, intitolata alla Madonna Assunta; il Vescovo verrà a celebrare la Messa alle 11 e seguirà un pranzo per tutti.

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