Agnelli in mezzo ai lupi mentre certi pastori...

Fattacci di cronaca frutti di un “villaggio” intossicato

| DI Luca Passarini

Agnelli in mezzo ai lupi mentre certi pastori...

© Foto Ansa/Sir

“Per educare un figlio ci vuole un villaggio”: così recita il famoso proverbio africano;ma se è il villaggio (globale) ad essere maleducato, cosa succede? Ci lamentiamo molto della mancanza di educazione dei giovani – che arriva, a volte, alla violenza più dura e tragica –, ma la sensazione è che il problema sia proprio nel villaggio. 
Il capo di questo villaggio ha le sembianze di un autocrate, visti i tre più potenti (o presunti tali) ovvero Vladimir Putin, Xi Jinping, Donald Trump: persone che hanno raggiunto la carica più alta di un sistema (almeno ufficialmente) democratico ma che lo gestiscono con logiche di forza, autoritarismo, clientelismo. 
I “modelli” di questo villaggio sono persone disposte a tutto pur di raggiungere il loro posto al sole e che non si vergognano nemmeno più di dirlo apertamente. Quelli a cui, in teoria, è assegnato il ruolo di educatori nel villaggio sono sempre lasciati ai margini e messi al centro solo quando è ora di attaccarli pubblicamente. 
I vari componenti del villaggio sono alle prese con la smodata ricerca di quelli che, nell’introduzione all’Angelus del 18 gennaio, papa Leone ha definito «surrogati di felicità» specificando: «All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti». Se questo è il villaggio, come si può pensare che ne derivino figli educati? 
Nella popolare e antica favola scopriamo che il lupo trova sempre la modalità e la giustificazione per far fuori l’agnello; e in tal modo educa sia i piccoli lupi che i piccoli agnelli. E allora: in una cultura del lupo c’è qualche alternativa? Mi pare che i cristiani oggi più che mai siano chiamati a vivere la logica profetica dell’essere agnelli in mezzo ai lupi: non vuol dire essere scemi, come sottolineava papa Francesco, ma sostenuti da una parte dalla speranza divina e dall’altra dalla sapienza umana per cui – come ricorda un’altra favola – prima o dopo il lupo a furia di fare il furbo resterà anche lui vittima dei suoi stessi metodi di inganno e violenza, tanto da farsi uccidere travestito da agnello.
Indicative in questo orizzonte alcune prese di posizione di questi giorni. Mons. Luigi Ernesto Palletti, vescovo di La Spezia, Sarzana, Brugnato, dopo la morte dello studente diciottenne accoltellato all’istituto professionale “Domenico Chiodo” di La Spezia da un compagno di classe diciannovenne ha invitato a escludere ogni possibile vendetta così come la corsa a screditare il lavoro del personale scolastico, ma ha indicato la via per «il lavoro di una ricostruzione autentica che permetta l’affermarsi di quei valori umani segnati dal rispetto, dalla comprensione e del dialogo».
Tre cardinali statunitensi – Blase J. Cupich (Chicago), Robert McElroy (Washington) e Joseph W. Tobin (Newark) – hanno pubblicamente elogiato la linea tracciata da papa Leone nel recente discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (9 gennaio) mostrando come risultino ad essa profondamente contrarie le fondamenta morali dell’attuale visione della politica estera americana – ma, verrebbe da dire, non solo –, impostata su “polarizzazione, faziosità e ristretti interessi economici e sociali”, tutti elementi che rischiano di minare il desiderio della “costruzione di una pace giusta e sostenibile, così cruciale per il benessere dell’umanità ora e in futuro”.
Hanno, quindi, espresso il loro orizzonte: “Rinunciamo alla guerra come strumento per ristretti interessi nazionali e proclamiamo che l’azione militare deve essere considerata solo come ultima risorsa in situazioni estreme, non come un normale strumento di politica nazionale. Cerchiamo una politica estera che rispetti e promuova il diritto alla vita umana, la libertà religiosa e la promozione della dignità umana in tutto il mondo, soprattutto attraverso l’assistenza economica”.
Lo hanno fatto in nome del Vangelo e consapevoli del servizio di “pastori responsabili dell’insegnamento del nostro popolo” che non possono “restare in silenzio mentre vengono prese decisioni che condannano milioni di persone a vite intrappolate permanentemente ai margini dell’esistenza”. Se è vero che vale così su grande scala, forse è l’ora anche per ogni cristiano di destarsi dal sonno e dall’indifferenza, scegliendo la logica dell’agnello: che è una giocata apparentemente rischiosa, ma con vincita assicurata.

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