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Jacobs, l'oro di Desenzano

di FRANCESCA GARDENATO

Nostra intervista esclusiva al neocampione europeo indoor e recordman italiano nei 60 metri

Parole chiave: Marcell Jacobs (1), Desenzano (3), Campione europeo (1), Intervista (3), Atletica leggera (1)
Jacobs, l'oro di Desenzano

di FRANCESCA GARDENATO

È record italiano per Marcell Jacobs, campione europeo indoor nei 60 metri piani con un tempo di 6”47. Una gara senza storia quella dello scorso sabato 6 marzo nei campionati al coperto di Torun, in Polonia, per lo sprinter desenzanese.

Jacobs, 26 anni, non ha tradito le aspettative: era dato per favorito, anche se avrebbe dovuto preoccuparsi del tedesco Kevin Kranz, che aveva il miglior tempo dell’anno, e del campione uscente, lo slovacco Jan Volko, ma per entrambi non c’è stata storia: ha vinto l’azzurro con un vantaggio schiacciante. Il suo tempo, 6”47, è il nuovo primato italiano (il precedente di 6”51 lo aveva ottenuto il padovano Michael Tumi nel 2013) e la miglior prestazione mondiale stagionale, quarto crono di sempre, con Kranz giunto secondo con 6”60 e terzo Volko con 6”61.

Jacobs è entusiasta di portare il tricolore: la sua è stata l’unica medaglia d’oro dell’Italia alla manifestazione continentale. Con l’amico Filippo Tortu è tra i massimi velocisti italiani e tra i primi cento al mondo: «È veramente incredibile, sono felice, soddisfatto, orgoglioso di questa prestazione che sicuramente deriva da tantissimo lavoro e da tante batoste che ho preso».

Nato in Texas, dove i suoi genitori si erano trasferiti dopo essersi conosciuti in Italia (la madre è italiana e il padre all’epoca era militare alla base Usa di Vicenza), Marcell è tornato nel Belpaese da bambino con la mamma, quando i suoi si sono separati. Ha praticato da giovanissimo il basket, seguendo le orme del padre texano, e anche il calcio, poi si è avvicinato all’atletica all’età di dieci anni, con il suo primo istruttore Adriano Bertazzi e il tecnico Gianni Lombardi, che lo ha seguito per diversi anni allo stadio Tre Stelle di Desenzano.

Dal 2018 l’atleta si è trasferito a Roma, al Centro Coni “Giulio Onesti” all’Acqua Acetosa, per allenarsi meglio. Il suo tecnico è l’ex iridato del triplo indoor Paolo Camossi (campione mondiale a Lisbona 2001), ma nei suoi recenti miglioramenti c’è la mano anche di un mental coach con il quale Jacobs lavora da qualche tempo e che lo ha aiutato a tenere sotto controllo la pressione che in passato, quando gareggiava anche nel salto in lungo, gli aveva talvolta impedito di rendere al meglio.

Prima del risultato di Jacobs, l’Italia aveva conquistato soltanto una medaglia d’oro in questa specialità nella storia degli Euroindoor, con Stefano Tilli a Budapest nel 1983. Ora soltanto cinque centesimi separano Marcell Jacobs dal record europeo del britannico Dwain Chambers, il 6”42 di Torino 2009, mentre il record mondiale è detenuto dal 2018 dallo statunitense Christian Coleman con 6”34.

Due giorni dopo il suo rientro in Italia, Jacobs ci ha concesso questa intervista.

– Innanzitutto, complimenti, Marcell. In un momento così importante ci piace ricordare le sue origini gardesane: a Desenzano è iniziato il suo sogno...

«Sono cresciuto a Desenzano e lì mi sono avvicinato all’atletica. Prima ho provato il basket, ma non mi piaceva tanto, poi ho fatto calcio con l’allenatore Adriano Bertazzi che, siccome correvo veloce, mi ha propostodi provare l’atletica per correre ancora più veloce. Con lui è iniziato tutto. Bertazzi e Gianni Lombardi mi hanno fatto amare l’atletica e lo sport ed è grazie a loro se questo è diventato oggi il mio lavoro. Loro mi hanno trasmesso la passione».

– Ogni tanto torna sul lago?

«Sì, circa una volta al mese. Mia mamma e i miei fratelli abitano lì e anche Jeremy, il mio primo figlio di sei anni. È di Desenzano anche il nutrizionista che mi sta seguendo presso lo studio di Giacomo Spazzini. Per cui torno spesso evolentieri nei miei luoghi dell’infanzia».

– Il record all’Euroindoor è una soddisfazione doppia perché arriva dopo un periodo di delusioni, infortuni e sacrifici...

«Dopo un percorso lungo e non privo di batoste fisiche e delusioni, la vittoria di sabato scorso per me vale ancora di più: arrivare a un risultato importante è una grandissima soddisfazione, ma mi insegna che nella vita servono anche le batoste. Non bisogna farsi prendere dalle delusioni, occorre reagire, superarle e saper andare avanti. Serve soffrire per poi poter gioire. Si deve sempre lavorare e mai mollare».

–A cosa o a chi deve la sua forma fisica oggi perfetta?

«Abbiamo cambiato un po’ di lavori tecnici, abbiamo capito che dovevamo adattare la partenza alle mie caratteristiche, alla mia qualità fisica anziché imitare gli altri. Abbiamo fatto un grande lavoro a livello fisico e mentale. Nel team è entrata una mental coach, che mi ha fatto capire quanto sia importante lavorare su entrambi, corpo e mente, per fare il salto di qualità. Il mio nutrizionista mi ha permesso di arrivare a queste prime gare dell’anno in una forma fisica che non avevo mai avuto, con una alimentazione e l’integrazione giusta che mi hanno consentito di essere veramente una bomba. Un risultato così si può ottenere solo con un buon lavoro di squadra».

– Ora cosa cambia nel suo percorso da atleta? Quanto vale il suo record nell’ottica dei cento metri e in prospettiva di Tokyo 2021?

«Per ora poco cambia, si possono fare delle riflessioni, ma adesso bisogna arrivare ai cento metri con quella stessa forma e ripetere la performance. Finché non ci arrivo e non corro non posso saperlo. Sicuramente, inizierò con gare importanti e con avversari tosti e questo sarà uno stimolo per arrivare al top della forma. L’obiettivo ora è fare i giochi olimpici di Tokyo. Mi sto preparando per i 100 metri e per la staffetta 4x100. Il primo di maggio ci sono i campionati del mondo di staffetta che ci qualificano per le Olimpiadi. Da giovedì 11 marzo riparto con gli allenamenti. Ho fatto giusto due giorni di pausa; più mi fermo e più ci metto a recuperare».

– A chi dedica questo record?

«Potrei dedicarlo a un sacco di persone, ma in realtà vorrei dedicarlo a me e al mio allenatore, più a lui per la verità. Paolo ha sempre creduto in me. Siamo sempre riusciti a ripartire e siamo sempre stati costanti. Abbiamo fatto entrambi scelte di vita importanti. Lo dedico anche alla mia famiglia e a tutti gli italiani che in questo periodo sono chiusi in casa o in ospedale, che sono soli e lontani dai loro cari. Una parte di questa mia medaglia va a loro».

– Qual è la sua routine di allenamento?

«Dipende dal periodo e dalle gare. Tre volte a settimana faccio un doppio allenamento (in campo e in palestra), mentre gli altri giorni uno solo. Poi il pomeriggio c’è la fisioterapia con il chiropratico per rimettermi in sesto in caso di sforzi eccessivi e il fisioterapista per decontrarre e rilassare».

– Marcell è un campione, padre di tre bimbi: Jeremy, 6 anni, Anthony di un anno e mezzo e Meghan di 5 mesi. Come riesce a conciliare la famiglia con allenamenti e gare?

«Il più grande, Jeremy, vive a Desenzano con la madre e lo vedo una volta al mese. Mentre Anthony e Meghan vivono con me e la mia compagna Nicole. A parte le 4 o 5 ore al giorno che passo tra allenamenti e fisioterapia, dedico alla famiglia tutto il resto del tempo e mi godo i bambini. Quando ho le gare sono chiuso in una bolla superprotetta e sto via tanto tempo, per cui sto con loro il più possibile quando sono a casa».

 

(foto Colombo/Fidal)

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