Spiato in tv
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Un ottimo stimolo alla pennichella

L’arrivo sul piccolo schermo dei palinsesti autunnali ha portato nel primo pomeriggio di Rai 1 Alessandro Greco con un nuovo quiz dal titolo Zero e lode. Un format inglese che ha il suo punto di forza nell’indovinare da parte delle coppie concorrenti quale sia stata la risposta meno data a quesiti di cultura generale da parte di un campione di 100 italiani.

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Un ottimo stimolo alla pennichella

L’arrivo sul piccolo schermo dei palinsesti autunnali ha portato nel primo pomeriggio di Rai 1 Alessandro Greco con un nuovo quiz dal titolo Zero e lode. Un format inglese che ha il suo punto di forza nell’indovinare da parte delle coppie concorrenti quale sia stata la risposta meno data a quesiti di cultura generale da parte di un campione di 100 italiani. La dinamica vede, perciò, protagonista la gente comune: chi anonimamente risponde alle domande del sondaggio e chi cerca poi nello studio televisivo di farsene interprete sfidando altre persone. Un game people che ha alle spalle una lunga scia di programmi simili, non ultimo Avanti un altro, dove occorre dare la risposta sbagliata per proseguire il percorso. Per dare smalto a una trasmissione che si fermerebbe alle sole percentuali, senza richiedere mai di mettere in moto la logica o le conoscenze pregresse, occorre che il conduttore sappia commentare a dovere le risposte date e sia in grado di creare un minimo di suspense o d’interesse verso sfidanti cui chiede poco più che il nome (che, comunque, hanno ben stampato sul petto). Il presentatore è affiancato da un esperto capace di fornire qualche informazione in più circa le materie oggetto di questo singolare giro d’opinioni che, però, probabilmente non ha alla base una piattaforma credibile e scientifica di rappresentatività.
Alessandro Greco fatica ad unire la cultura generale, a tratti populista, dei quesiti, con i concorrenti pressoché muti in piedi dietro un trespolo. Il presentatore è troppo ingessato nel suo ruolo, spiega in continuazione la dinamica del gioco, vorrebbe osare di più, ma il risultato non convince, risultando quasi una brutta copia di Amadeus. Le sue freddure ricadono su un pubblico menefreghista e i suoi accenni di canzoni famose non trovano neppure seguito nella regia che accorcia in modo spropositato le basi musicali sulle quali vorrebbe iniziare il motivetto. L’intrattenimento leggero, persino troppo, quasi soporifero, è opportunamente adatto per il periodo della pennichella post-prandiale. Nella prima settimana di messa in onda lo share si è attestato al di sotto del 10%, sconfitto ampiamente dalle soap opera in diretta concorrenza, tra cui Beautiful, con ben 30 anni di programmazione alle spalle. Se davvero questo è l’unico gioco televisivo dove vince chi ha meno punti, in questa dinamica è certamente entrato non solo il pubblico da casa ma gli stessi protagonisti che tirano al ribasso.

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