Spiato in tv
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Minoli si ripropone uguale a se stesso

All’intervista politica di Lucia Annunziata su Rai 3 la domenica pomeriggio, La7 ribatte con Faccia a faccia di Giovanni Minoli in onda dopo il Tg delle 20. Il meccanismo televisivo delle due trasmissioni, almeno nella loro parte centrale, è identico: circa 30 minuti di un incalzante botta e risposta, dove l’intervistato è costretto a replicare in termini secchi e senza giri di parole...

Parole chiave: Faccia a faccia (1), Spiato in Tv (181), Giuseppe Begnigni (48)
Minoli si ripropone uguale a se stesso

All’intervista politica di Lucia Annunziata su Rai 3 la domenica pomeriggio, La7 ribatte con Faccia a faccia di Giovanni Minoli in onda dopo il Tg delle 20. Il meccanismo televisivo delle due trasmissioni, almeno nella loro parte centrale, è identico: circa 30 minuti di un incalzante botta e risposta, dove l’intervistato è costretto a replicare in termini secchi e senza giri di parole. Più volte i conduttori, infatti, ammoniscono il loro dirimpettaio a non eludere le questioni di attualità da loro poste. Mentre però su Rai 3 il tono è quello della severa interrogazione scolastica, qui il clima è più confidenziale, quasi tra vecchi amici, e ai convenevoli e ai tatticismi si preferiscono le parole schiette.
Minoli ricopia lo stesso format della sua fortunata trasmissione Mixer, programma da lui fondato e che per tanti anni ha proposito sulla tv di Stato. Davanti a lui non vi è un banco che lo separa dal suo ospite come accade su Rai 3, ma dietro il conduttore continua a girare il viso in primissimo piano del suo interlocutore perché il telespettatore possa cogliere immediatamente ogni singola smorfia a ciascuna risposta. Sia nella sigla come nei vari intermezzi tra una rubrica e l’altra si gioca molto sul contrasto netto tra bianco e nero, quasi a simboleggiare che la trasmissione non vuole accontentarsi di compromessi di sorta.
Parte del programma è poi dedicata a ricordare un fatto del passato, rubrica che risente ampiamente della lunga conduzione di Minoli a La storia siamo noi. Ormai anche il suo stesso timbro di voce, sempre un po’ rauco e con una cadenza ansiosa, è il marchio riconoscibile di un certo modo di fare giornalismo che va alla ricerca ostinata di quella verità che sta di là della facciata. Il monologo di Pietrangelo Buttafuoco e la sigla de La Sora Cesira danno in coda al programma voce al sentire della gente comune. Questo insieme di differenti elementi è dunque un vero mixer di linguaggi diversi che vogliono raccontare il presente evitando la pedanteria o il solito teatrino dei politicanti. Minoli sembra però aver terminato l’estro creativo e vive solo di rendita. Gli basta poco ormai per imbastire un programma con il minimo sforzo ma il pubblico non lo segue più in massa. Lo share attorno al 4% è tuttavia un risultato soddisfacente per una rete in crescita ma di secondo piano come La7. Anche per lui, sebbene più giovane di una decina d’anni, pare si presenti la stessa fine carriera artistica di Pippo Baudo e Maurizio Costanzo, perennemente davanti alle telecamere con le stesse vecchie idee.

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